Beni comuni

La legge di iniziativa popolare del Comitato Rodotà

L’Italia presenta uno dei patrimoni naturali ed artistici più ricchi al mondo per diversità e ricchezza.

Ma dal 1990 ad oggi, i governi italiani hanno venduto a privati una fetta di patrimonio che ammonta a 900 miliardi di euro. Boschi, colline, interi borghi e palazzi storici, riserve idriche, infrastrutture e collezioni artistiche, sono tutti stati oggetto di acquisizioni private. Da sempre, anche il patrimonio che rimane pubblico è spesso trascurato e gestito non nell’interesse di chi in futuro dovrà e vorrà farne uso, ma nell’interesse economico di chi lo gestisce e quindi, spesso, al risparmio.

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  • Perchè sono importanti i beni comuni?
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I beni comuni sono quei beni che per la loro natura ecologica culturale o sociale appartengono a tutti, nel senso che nessuno può appropriarsene in quanto singolo individuo o in quanto soggetto sociale o economico. Sono quei beni che se sfruttati e degradati causano ripercussioni negative su tutti i cittadini, presenti e futuri.

I beni comuni non sono possedibili, che questo sia per la loro natura fisica, come l’acqua, l’aria o gli ecosistemi, o perché rappresentano parti di un patrimonio pubblico comune, come le grandi opere architettoniche e artistiche. Vendere, sfruttare o inquinare questi beni genera un vantaggio per i pochi proprietari benefattori dell’attività, ma nega a tutti gli altri la possibilità di goderne, ora ed in futuro. Per questo motivo i beni comuni vanno salvaguardati e difesi facendoli divenire un realtà giuridica del codice civile italiano.
C’è tanto da perdere e c’è tanto da fare perché non succeda, ma tutto può partire da due semplici firme.

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Nessuno, proprietario o no di un quadro di Botticelli, potrebbe bruciarne la tela. Distruggere il patrimonio artistico priverebbe chiunque di poterne studiare le tecniche o appassionarsi delle forme, cancellerebbe parti di una cultura fondamentale per l’identità di milioni di persone, e per questi motivi è universalmente visto come un grave crimine. Dopo anni di studi a riguardo, Ugo Mattei, il comitato Rodotà e i giuristi di gran parte del mondo sono convinti che, per affrontare una transizione verso un futuro ecosostenibile, lo stesso principio deve essere applicato all’ambiente e le sue risorse. Disboscare una foresta ed inquinare un fiume non solo priva le generazioni future della possibilità di poterli conoscere ed appassionarcisi, proprio come bruciare una tela fa per l’arte, ma compromette anche la salute pubblica, inquinando le risorse idriche e distruggendo gli ecosistemi dalla quale essa dipende.

Nonostante questo dibattito sia già passato dalle aule del parlamento, chi governa in Italia continua ad avere la possibilità di vendere a privati i beni pubblici e comuni senza consultare i cittadini. Va da sé che quando i mercati sono in perdita, la facile acquisizione di denaro derivante da una vendita del ricco patrimonio italiano è un’occasione troppo ghiotta per qualsiasi partito, destra o sinistra.

La tutela dei beni pubblici ha bisogno del sostegno dei suoi cittadini, di un’infrastruttura giuridica ben definita, e di una piattaforma che renda questa tutela tangibile ed attuabile in termini pratici. Con la legge di iniziativa popolare e Delfino il Comitato Rodotà si promette di adempiere a questo compito.

Decenni di svendite del patrimonio pubblico non hanno solo privato le generazioni future delle ricchezze culturali italiane. Ne hanno compromesso la salute pubblica e la sostenibilità ecologica, andando ad impattare gli ecosistemi dalla quale entrambe dipendono.

Per fortuna c’è possibilità di cambiare le sorti dell’Italia. È nostro diritto costituzionale oltre che dovere morale unirci al di là delle affiliazioni politiche per salvaguardare quello che a noi tutti appartiene.

Il comitato Rodotà vuole riportare la discussione sui beni comuni in parlamento. Attraverso un’ambiziosa raccolta firme, si propone la riforma del codice civile di modo da introdurre i beni comuni come categoria giuridica al fianco di proprietà privata e pubblica. Questo toglierebbe il diritto al governo in carica di essere proprietario completo del patrimonio pubblico, e quindi di venderne le parti per finanziare la propria legislatura o peggio, le proprie tasche. I beni comuni italiani, dai palazzi storici alle strade, dall’aria ed il suolo arabile fino ai ghiacciai ed i mari, dovranno essere amministrati nell’interesse delle generazioni future, sostituendo alla logica del profitto quella della cura.

La legge d’iniziativa popolare permette ad ogni cittadino italiano avente diritto al voto di sottoporre un disegno di legge al parlamento. Per essere discussa, la proposta deve raggiungere 50.000 firme di cittadini aventi diritti al voto. La Legge d’iniziativa popolare fa riferimento all’articolo 71 della costituzione italiana, uno dei più importanti articoli per quanto riguarda l’esercizio di democrazia partecipativa e diretta. Nonostante ciò, l’importanza dell'articolo in questione è spesso sottovalutata, ed esso non viene insegnato, e raramente viene esercitato il diritto che esso garantisce.
Dopo tre legislature non elette dai cittadini (Monti, Letta, Renzi), solo il 73% degli aventi diritto al voto ha votato nelle ultime elezioni, a testimoniare un ormai attestato allontanamento dei cittadini italiani dalla politica. Le promesse dei nuovi partiti ora al governo, di portare le voci dei cittadini in parlamento faticano a convincere una popolazione ormai disillusa di fronte ad uno stato che sembra ingovernabile. La legge di iniziativa popolare promossa dal Comitato Rodotà vuole porsi al di fuori ed al di sopra dello stagnante dibattito politico Italiano, promuovendo un’azione che salvaguardia il bene di tutti, il patrimonio culturale-artistico e naturale dell’Italia, nell’interesse dell’ambiente, del pubblico, e delle generazioni future che abiteranno e dirigeranno questo paese.

Compila il modulo di adesione

Se, oltre ad aver firmato e depositato 1 Euro, vuoi entrare a far parte del comitato che promuove l’iniziativa ed avere quindi un potere decisionale sulle prossime attività, puoi iscriverti al comitato per 20,00 Euro.

  • Scaricare la Scheda di Adesione al Comitato
  • Compilare con i dati a anagrafici e firmare
  • Effettuare il versamento della quota di adesione annuale (Euro 20,00 persone fisiche - Euro 100,00 organizzazione. Iban Banca Prossima IT59Q0335967684510700311483) - Effettuare la scansione della scheda
  • Effettuare la scansione della scheda
  • Inviare la scansione della scheda insieme all'attestato del pagamento della quota di adesione all'indirizzo comitatorodota@gmail.com

La Commissione Rodotà fu nominata il 14 giugno 2007 con decreto del Ministro della giustizia e incaricata di redigere uno schema di disegno di legge delega per la riforma delle norme del Codice Civile sui beni pubblici. La Commissione consegnò la sua relazione al Ministro nel febbraio del 2008.

Con il fallimento del governo Prodi e la crisi finanziaria che seguì nel 2008, la riforma del codice civile in termini di proprietà venne relegata dietro a ben altre priorità. Tuttavia, in questi anni il comitato non ha smesso di lavorare, ed ora propone un progetto ancora più ambizioso, non solo per introdurre i beni comuni nella legge italiana, ma anche per dare continuità ad un movimento fatto di episodiche proteste.

Con due firme ed un euro il cittadino italiano può, oltreché promuovere la riforma del codice civile, entrare a far parte di DELFINO, il primo azionariato popolare al mondo.

Le 50.000 firme sono un obbiettivo che speriamo e crediamo di superare senza difficoltà, per poi puntare ad ottenere ben più visibilità e rilevanza politica dal milione di firme in su.