IL COMPLESSO FORLANINI MEMORIA, INCUBO E RINASCITA DI UN BENE COMUNE

Relazione a cura dell’Associazione Beni Comuni “Stefano Rodotà”, Roma – di Enrico Cerioni

Municipio XII
Indirizzo: Piazza Carlo Forlanini 1, via Portuense 323,
Superficie Utile Lorda: 134.000 mq
Parco : 280.000 mq
Proprietà: Pubblica – Regione Lazio
Stato di fatto: abbandono quasi totale

Fondazione
Con un contributo iniziale di 3 milioni di lire, il 1930 inizia la costruzione, del sanatorio Carlo Forlanini, progettato dall’architetto toscano Ugo Giovannozzi è stato inaugurato il 10 dicembre 1934. Prima della scoperta dei farmaci antitubercolosi la malattia si curava con il riposo in ambiente igienico e bene ventilato, oltreché con interventi chirurgici; per questa ragione l’ospedale fu posto al centro di un parco di 280.000 metri quadrati con migliaia di alberi d’alto fusto. Definito anche come “la cattedrale verde” in ragione del pregio delle specie vegetative presenti. Il medico al quale fu intitolato sia l’ospedale che la piazza antistante fu uno dei principali seguaci in Italia del professor Robert Koch, Premio Nobel per la medicina nel 1905 e scopritore dell’agente patogeno della tubercolosi. Negli anni ’30 un’architettura di compromesso tra architettura moderna e motivi derivati dalla tradizione barocca caratterizza la città di Roma: il barocchetto romano, stile che fu utilizzato anche nella progettazione dell’ospedale e di alcune palazzine limitrofe, fra le quali quella che affaccia sul lato orientale della piazza in questione, oggi adibita alla ristorazione.

Articolazione della struttura
Il complesso è stato progettato, edificato ed organizzato secondo criteri igienico-sanitari allora d’avanguardia, dettati dal direttore Enrico Morelli, a sua volta allievo di Forlanini L’istituto era inizialmente suddiviso in quattro grandi padiglioni polmonari situati in via Portuense, di cui due erano riservati alle donne e due agli uomini; successivamente nel 1941 si aggiunse un nuovo padiglione ortopedico costituito da 251 posti letto dedicati alle persone affette da forme tubercolari osteo-articolari. Oltre a questi vi erano altre degenze quali: la pediatria, la laringologia, la chirurgia, l’ostetricia, la ginecologia e una clinica delle malattie dell’apparato respiratorio per un totale di 28 reparti per assistenza ai malati e 25 sezioni di settori scientifici.
Nel complesso, la disponibilità del sanatorio ammontava a 2060 posti letto nel 1938. Tale cifra risultò insufficiente quando, in seguito all’apertura di un nuovo reparto denominato clinica medica donne avvenuta il 6 ottobre 1939, dal 1940 la frequenza dei ricoveri crebbe esponenzialmente arrivando a sfiorare, nel 1943, la cifra di 4.000 malati.
Nel complesso non mancavano biblioteca, museo, perfino un cinema da ottocento posti e, naturalmente spazi per le lezioni destinate agli specializzandi, accanto a infrastrutture di servizio e tecniche, per l’epoca decisamente nuove. Al Forlanini ha prestato servizio il medico partigiano Alfredo Monaco.
Nel corso degli anni, con il diminuire dei malati di tubercolosi, questa imponente struttura ha dovuto affrontare la trasformazione in struttura ospedaliera, dovendosi assimilare alle dolorose e disagevoli ragioni dei bilanci da quadrare: per molti anni i primi tagli di risorse si sono ripercossi sulla manutenzione degli aspetti esteriori, fino alla sua definitiva chiusura nel 2015.

La Cucina meccanizzata più innovativa d’Europa
Dati i numerosissimi frequentatori il cibo era preparato loro da sei diverse cucine; una cucina situata nel padiglione pediatrico, una per il personale religioso, una del padiglione ortopedico, la piccola cucina di smistamento, la cucina del padiglione Indenni e infine la cucina centrale. Quest’ultima era un salone di quasi milleottocento metri quadrati di superficie diviso da bassi tramezzi che circoscrivono i vari locali senza coprire la vista generale; il pavimento di porcellana bianca si presentava a grandi riquadri azzurri così come le pareti rivestite da maioliche. Un’importante caratteristica erano le colonne aereo-termiche installate a completamento del già moderno impianto di ventilazione ed eliminazione odori, che dalle torrette immettono l’aria pura esterna e allontanano in ragione di trentamila metri cubi all’ora l’aria maleodorante. Inoltre, la cucina centrale era dotata di sei grandi fuochi a gas, sette tavole calde a vapore e di due pentole per la cottura del latte dalla capacità di mille litri. Negli anni quaranta il consumo alimentare quotidiano ammontava a seicento chili di pasta, un quintale di condimenti, due quintali di verdure, duecento chili di grassi, oltre un quintale di pelati e pomodoro, settecentocinquanta chili di pane, seicentocinquanta litri di vino dei Castelli Romani, più di mille litri di acqua minerale, cento chili di biscotti, trenta chili tra cacao e cioccolato, dodici chili di caffè, settecento litri di latte, oltre cento chili di zucchero e un quintale e mezzo di frutta. Solo nel novembre del 1946 si consumarono inoltre sette quintali di carne suina, quattordici quintali di vitellone e quattro quintali di abbacchio per un totale di ventiquattromila pasti. La distribuzione e lo smistamento delle quaranta tonnellate di merce e sette di biancheria avveniva per mezzo di carrelli con comando a bottoneria attraverso il quale veniva individuato un itinerario di quasi tre chilometri tra i vari centri di smistamento. I carrelli viaggiavano orizzontalmente in pendenza su cremagliere; inoltre, grazie a modernissimi quadri di segnalazione, identici a quelli che erano in uso nelle stazioni ferroviarie, consentivano di individuare immediatamente la posizione e il viaggio effettuato dai singoli carrelli; infine, altri impianti di segnalazione avvertivano il personale dell’arrivo o della partenza di un carrello. La vasta capacità, l’ottima organizzazione e la grande praticità agevolata dagli apparecchi di metallo pregiato (non chiaro) hanno reso tale cucina una tra le più grandi e moderne dell’Europa del tempo. Ciò non stante, il maestoso salone giace ora in uno stato di abbandono e la cucina risulta sommersa dalle macerie.

Il Museo
Nel Forlanini vi è un museo di Anatomia e di Anatomo-Patologia, citato da molti testi di studio e visitato da numerose scolaresche e scuole di Scienze Infermieristiche. Esso prende il nome di “museo anatomico Eugenio Morelli”.

Il Teatro
All’interno del sanatorio vi era anche un teatro da ottocento posti. Era dotato di un moderno impianto di luci graduabili capaci di simulare aurore e tramonti, pannelli fonoassorbenti, camerini e una sofisticata cabina di regia che rendeva il teatro usufruibile come sala cinematografica utilizzata tre volte a settimana per proiettare film.
Inoltre, il teatro veniva utilizzato da sfondo per spettacoli vari, concorsi d’arte per i ricoverati e premiazioni degli studenti più meritevoli. Famoso fu lo spettacolo organizzato per la 14° Campagna Antitubercolare intitolato “Sorella Rai” a cui parteciparono: il comico Pucci, il presentatore radiofonico Silvio Gigli e il musicista Alberto Rabagliati. Sempre all’interno del teatro sono stati organizzati il quinto Congresso italiano di Tisiologia, e dal 17 al 22 settembre 1950 il primo congresso internazionale dei medici specialisti delle malattie del torace sull’argomento della tubercolosi.

Sculture e architettura
Il monumentale Forlanini risulta anche costituito da moltissime sculture e opere architettoniche. Nel cortile retrostante alla ex casa suore è custodita una statua, posta a circa tre metri di altezza, di Claretta Petacci, l’amante di Mussolini. Oggi la statua si presenza senza testa, braccio destro, con il piede sinistro frantumato e con il fucile tenuto in mano, ossia il moschetto del 91 distrutto a causa di una bravata avvenuta durante l’inverno del 1986. In fondo ad uno degli atrii sono presenti due altorilievi di cultura fascista realizzati da Arrigo Minerbi in pietra di Salirio raffiguranti il primo, situato verso dove c’era la clinica donne, il lavoro femminile e il secondo, nei pressi della clinica uomini, il lavoro maschile. Entrambi furono commissionati dall’onorevole Antonio Stefano Benni, allora presidente della Confederazione generale fascista dell’Industria. Con tali altorilievi l’autore ha voluto esprimere la solidarietà delle industrie italiana nella lotta alla tubercolosi. L’ingresso principale con colonne di travertino e capitelli di ordine dorico sormontato da volte a tutto sesto rappresenta il tentativo monumentale di celebrare l’importanza civica del luogo.
Nella costruzione dell’immenso sanatorio sono stati seguiti precisi criteri architettonici; difatti, sono stati utilizzati materiali più pregiati per le parti maggiormente rappresentative come la direzione sanitaria, gli atri, l’Aula Magna e il corridoio del museo anatomico. I due ingressi principali son stati costruiti con gli stessi rapporti di dimensione; inoltre i grandi cancelli di piazza Forlanini e di via Portuense si trovano in asse tra loro. Una vera e propria spina dorsale dell’intero complesso sia esterna che interna dove avveniva la distribuzione di servizio. Il punto centrale di questa retta immaginaria è rappresentato dai giardini dell’esedra. Quest’ultima è stata modellata a “ferro di cavallo” in modo tale da favorire la circolazione dell’aria nelle ampie aree di degenza collegate tra loro da lunghe balconate.
In questa grande esedra erano inoltre collocati i laboratori in posizione baricentrica quasi a significare il cuore del sanatorio. Essi erano distinti in quattro rami: il chimico, il batteriologico, l’istologico e il sierologico; ognuno di questi rami era inoltre dotato di un laboratorio.

Stanze dei pazienti e sicurezza
Ogni camera per i pazienti era munita di una lunga veranda di quasi tre metri di profondità sufficientemente spaziose da accogliere lo sdraio dei malati; difatti, al fine di garantire la massima luce possibile durante il giorno erano direttamente esposte a mezzodì. ….

PER LEGGERE E SCARICARE L’INTERO DOCUMENTO CLICCA QUI:
https://generazionifuture.org/wp-content/uploads/Relazione-Ospedale-Forlanini.pdf

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