Presentazione

OBBIETTIVO DEI FORUM

Parlare dei beni comuni per immaginare insieme una politica nuova

Parlare di beni comuni significa fare spazio al dibattito politico sulle condizioni di equità nell’accesso, dipendenza reciproca, cure da prestare e valori da condividere, compreso il valore d’uso. Questo dibattito collettivo e strutturato è essenziale per tramandare un’eredità alle generazioni future, immaginando nuovi beni comuni e rinnovando il ruolo dei beni pubblici.

I beni comuni trovano la loro origine nell’idea di condividere il “patrimonio” naturale, come terra, acqua, etc., all’interno di una comunità che si riconosce come tale. Inoltre, questo concetto abbraccia le “eredità delle generazioni precedenti” che hanno contribuito al miglioramento materiale, intellettuale e spirituale della vita: eredità estetiche, genetiche, conoscitive ed ermeneutiche, nonché il loro potenziale generativo. 

I beni comuni operano dunque per riconoscere un “diritto di accesso generativo” a patrimoni che devono aumentare la giustizia sociale oggi senza privare le generazioni future dei loro diritti. Essi istituiscono perciò un dovere politico di cura del collettivo in capo a ciascun membro delle specie umana. Nel Comitato Rodotà questo pensare al lungo periodo è considerato come la cifra di una politica nuova fondata su previsione e precauzione.

Le città, per esempio, sono eredità umane. Ciò che è generato con il contributo comune viene chiamato “Res-pubica“: cosa o proprietà pubblica, supporto materiale di una Politica che sappia beneficiare tutti i cittadini, presenti e futuri. La cosa pubblica, così come i simboli storici-culturali che ne fanno parte producono oggi un immaginario “utilitaristico” o “scenografico”, che trascura il contributo cooperativo e di cura, fondamento dei beni comuni. I beni pubblici diventano così “anonimi” mero oggetto di un “tutto” (il patrimonio pubblico) privo di forma politica partecipativa e dunque alla mercédi arbitrarietà istituzionale, tramite la delega di rappresentanza.

Con questi Forum, la rete GENERAZIONI FUTURE cerca di rispondere alla sfida seguente: creare l’immaginazione dei beni comuni come portatrice di rinnovamento del senso di convivenza collettiva e dunque di una Politica emancipatrice. C’è quindi bisogno dell’immaginazione operante o attiva, che apre ad un’altra comprensione della realtà materiale e simbolica e permette di riconoscere e interpretare i beni comuni oltre l’apparente-individuale e l’apparente-pubblico. L’immaginazione operante è la libertà d’interagire per creare altri significati, sensi, altre regole, diritti e istituzioni, altre azioni ed espressioni di responsabilità, andando oltre la visione liberale “possedere-delegare” che rafforza lo status quo.

L’immaginazione operante richiede pure il risveglio dei “diritti dormienti”.  Questi, dati per scontati, si risvegliano quando lo scopo originale di un bene è minacciato da interessi diversi dall’affermazione dell’identità politico-culturale di una comunità. Talvolta è troppo tardi, perché’ chi dorme in democrazia si sveglia in dittatura! In Italia, grazie alla consapevolezza dei beni comuni, si è difeso l’acqua nel 2011, ma tanti altri diritti dormienti sono sotto attacco oggi, come la salute pubblica minacciata dall’inquinamento chimico e sempre più dall’elettromagnetico, o i terreni o beni pubblici ceduti a società private a scapito degli interessi dei più deboli o privatizzati come i servizi di salute, istruzione, tempo libero generando esclusioni e ingiustizie. Pensiamo a foreste, miniere, ghiacciai e nevi perenni, fauna e flora selvatica solo per menzionare alcuni dei beni comuni esemplificati dal Disegno di Legge della Commissione Rodotà.

Beni comuni è un concetto pluridimensionale. Essi non sono oggetti in sé. La loro esistenza dipende dall’interazione con una comunità che li riconosce come l’asse della sua coesione. Sono le comunità di riferimento che li definiscono attraverso i loro comportamenti politici, determinando le regole di condivisione e cura, attingendo da loro, in piena circolarità, il senso dell’appartenenza.

I beni comuni migliorano la qualità e dunque richiedono mediazione. Il qualitativo non è meccanicamente prescrittivo, a differenza del quantitativo, astrazione che può essere imposta. Qualitative sono le proprietà della vita, come la bellezza, la salute, la sensibilità etica, a cui contribuiscono i beni comuni, come lo ricordano Capra e Mattei.

I beni comuni invitano alla coerenza tra stare insieme nella polis, progettare ciò che è essenziale e interagire nel tempo, non come sottomissione passiva a regole definite da altri ma come atto di libertà. 

I beni comuni concretizzano la vita attiva e la dimensione compiuta solo se Politica della Vita Umana. “Essere tra gli uomini, significa essere vivi, consapevoli della realtà del mondo e la propria” ricordava Anna Arendt. I beni comuni mettono in discussione la sottomissione a una vita quotidiana normalizzata per cecità nei consumi, sprechi, indifferenza o dimissioni. Essi creano le condizioni materiali per l’emancipazione di tutti. 

Chi partecipa a questo Forum intende concretamente sfidare “l’eredità della modernità e la (sua) fede incondizionata nel concetto di diritti umani individuali e uno stato di diritto, verticale e meccanicistico “. Questa eredità, “garantisce il diritto alla resistenza solo agli individui (…) mentre qualsiasi accesso diretto alla creazione di leggi e regole è condannato all’illegalità” (Capra e Mattei). In questo forum vogliamo costruire la nostra rete come un collettivo politico che tramite i beni comuni esercita il diritto ed il dovere di resistenza rispetto a tutti i comportamenti arbitrari che mettono a rischio irragionevole chi ancora non c’è, ossia le generazioni future. Lo vogliamo fare istituendo insieme e ovunque regole e istituzioni condivise.

Mentre nei beni comuni tradizionali o storici, le comunità di riferimento sono per lo più beneficiari diretti, nei “beni comuni generati dall’immaginazione operante”, che in questo Forum collettivamente costruiamo, la comunità di riferimento èpiù ampia: beneficiari diretti ma anche, sostenitori, attivisti,produttori di conoscenza…Nel disegno di legge delle Commissione Rodotà la legittimazione a difendere i beni comuni deve essere diffusa. Sia diffusa anche quella ad immaginarli ed istituirli. Così collettivamente progettati assicurano un “potere diffuso”, cioè la capacità di propagare la cultura della “cura”, sociale e ambientale. 

Con l’obbiettivo di fare dei FORUM degli spazi contributivi, definiamo i beni comuni come: 

  • Eredità della natura e dell’umanità da conservare, approfondire e trasmettere;
  • Riserve simboliche per adattare visibilmente il comportamento come un atto di libertà, nel rispetto della pluralità;
  • Antidoti all’eccesso nell’accumulo di ricchezza e la concentrazione di potere;
  • Portatori di rinnovo attraverso l’immaginazione e il risveglio di diritti dormienti;
  • Creatori di interazione politica e riconoscenza degli altri come soggetti-agenti;
  • Fonti di potere diffuso, cioè originando azioni, regole, diritti e istituzioni; 
  • Emancipatori della sclerosi generata dal binomio possedere-delegare;
  • Contributo alla qualità, bellezza, salute, sensibilità etica;
  • Concorrendo a liberare dalla quotidianità normata dal consumo, spreco, dimissioni o indifferenza;
  • Istituendo il diritto all’opposizione collettiva;
  • Impiantando la cultura della cura e della premura;
  • Assecondando un’altra comprensione della realtà materiale e simbolica, quindi degni di lode.

FUNZIONE DEI FORUM

I FORUM avranno, all’interno della rete, una funzione pedagogica per costruire i “buoni” processi di definizione di regole, diritti, istituzioni e azioni miranti a costituire il nostro lascito alle Generazioni Future. 

I “buoni” processi non credono “che soluzioni istituzionali ottimali possano essere facilmente elaborate e imposte a basso costo da autorità esterne”. Ben sappiamo, con Elinor Ostrom, che trovare le giuste istituzioni è un processo difficile, che richiede tempo ed è soggetto a conflitti…perché’ le tentazioni di boicottare o capovolgere sono sempre presenti”. I Forum aiuteranno ad immaginare organizzazioni ricomponibili e riproducibili, aperte a forme flessibile d’appartenenza e di governo. Importante è immaginare buone pratiche di prossimità, in cui tutti possano essere coinvolti e suscettibili di essere generalizzate, in un progressivo ma inarrestabile processo di trasformazione del capitale in beni comuni. Fuori da ogni tentazione identitaria, primogenitura o desiderio di protagonismo.

È antica sapienza considerare che i frutti dei processi di ricerca della verità siano tre: “uno, la conoscenza e l’interpretazione della natura; due, la determinazione di ciò che si deve cercare o evitare; tre, l’apprezzamento delle conseguenze logiche e delle contraddizioni, che consente non solo la sagacia nella discussione, ma anche la verità nei giudizi “(Cicerone).

I FORUM dunque dovrebbero produrre tre frutti: a) la conoscenza per formulare paradigmi basati su valori; b) la determinazione a superare le visioni meccanicistiche; c) la capacità di soppesare le conseguenze logiche dei modi di possedere e accedere. 

FRUTTI DESIDERATI DAI FORUM

    1. La conoscenza per formulare paradigmi basati su valori. I FORUM contribuiranno a generare conoscenza con metodi che non sono solo scientifici ma anche artistici e pienamente ecologici. Ciò implica liberare i dibattiti dalle contraddizioni insite nel positivismo di ogni disciplina presa isolatamente, per esplorare le interrelazioni e la complessità, e accettare che durante tutto il processo ci possono essere cambiamenti radicali di significato.  I FORUM privilegeranno la conoscenza non come concetti o tecniche, ma come valori. Come Capra e Luisi sostengono, “i valori non sono periferici alla scienza o alla sua applicazione tecnologica, ma costituiscono la loro base fondamentale e la loro forza trainante”.  Nei FORUM, i valori modelleranno la ricerca e la formulazione della conoscenza, che a sua volta affermerà questi valori. Si tratterà di processi qualitativi di approccio alla complessità, creando una nuova comprensione democratica dei modi di possedere e accedere, individualmente e collettivamente. Ciò equivale a discernere in che modo il cittadino diventa un soggetto competente, trasformatore nell’interazione. La conoscenza che fa evolvere non è quella che approfondisce un singolo argomento o ipotesi, ma quella che si estende in senso orizzontale, esplora le contraddizioni delle aspettative e la complessità delle interrelazioni che la formulazione dei beni comuni suppone. 
    2. La determinazione a superare le visioni meccanicistiche. Se “pensare è agire”, nel percorso che ci interessa, agire è pensare al “significato” dei beni comuni. Il superamento della meccanica dello “scontato”, l’idea secondo cui esiste solo un modo per soddisfare un bisogno, consumare, possedere. Per rendere possibile e credibili le trasformazioni politiche che proponiamo, i FORUM aiuteranno a fare emergere come “beni comuni” quelli che sono considerate merci o oggetti. Un “oggetto” riconosciuto in comune, cambia d’aspetto. Da “oggetto”, precedentemente anonimo o destinato all’indifferenza o allo sfruttamento, si trasforma in oggetto riconosciuto in comune, riflette l’intersoggettività e dunque, diventa vivo, domande cura e premura
    3. L’apprezzamento delle conseguenze logiche dei modi di possedere e accedere. Il riconoscimento dei beni comuni fa parte del divenire. E il divenire non si traduce nella sostenibilità delle istituzioni presenti, ma nell’ancoraggio sociale di processi che garantiscono il sostegno all’ equilibrio delle Generazioni Future. La conseguenza logica è un cambiamento nell’intenzionalità. Piuttosto che voler riconfigurare l’esistente, si tratta di proiettare traiettorie destinate a cambiare il rapporto con la proprietà e coll’accesso, oggi basato sulla crescita. I FORUM contribuiranno a risvegliare l’autocoscienza che nelle relazioni con gli altri e con la natura si costituisce non come potere o sfruttamento, ma come consapevolezza dell’interdipendenza, quindi come dimensione comune dei beni e della cura.

STRUTTURA DEI FORUM 

TRAMANDARE ospiterà due dinamiche per costituire l’eredità che vogliamo tramandare alle Generazioni Future:

    1. Una dinamica contributiva-continuativa, con idee e materiali di riflessioni intorno a regole, diritti, istituzioni e azioni per trasformare un “bene” in lascito ereditario comune per le Generazioni Future. I contributi dei partecipanti saranno sintetizzati e diverranno intelligenza collettiva, non cacofonia di posizioni individuali, per servire da base per lo sviluppo di Campagne di sensibilizzazione politica o Azioni di democrazia diretta per settori tematico o tipologie di beni. Lo scopo fondamentale è la elaborazione di pensiero collettivo “beni comunista”, utilizzabile in ogni contesto politico. 
    2. Una dinamica di scambio mensile a carattere intergenerazionale sulla formulazione di concetti e visioni alternative a quella dominante, del capitalismo contemporaneo, per approfondire i percorsi di protezione e creazione di beni comuni.  Se possibile, ogni dibattito via Zoom sarà guidato da due persone (una con più esperienza e una più giovane). I dibattiti saranno registrati per essere riveduti e daranno luogo ad una sintesi con dei contributi essenziali alla costituzione dell’eredità per le Generazioni Future.  
Condividi
Torna su