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di Pasquale de Sena Ordinario di Diritto Internazionale Università di Palermo e Garante di Generazioni Future

“Qualche tempo fa, in un paio di occasioni pubbliche, avevo segnalato il pressappochismo di Schlein, per la sua ignoranza di un decreto legge che blocca l’esportazione italiana di armi verso Israele.
Riprendendo le preoccupazioni opportunamente espresse da Giorgio Beretta (QUI) avevo altresì sottolineato l’esigenza di verificare che non solo fossero state bloccate le esportazioni “nuove”, ma pure quelle di esecuzione di accordi precedenti all’ottobre 2023.
Ebbene, un rapporto ISTAT uscito da pochi giorni (QUI) documenta che, nel quarto trimestre del 2023 (specialmente in dicembre), tali esportazioni sono continuate, evidentemente in esecuzione dei suddetti accordi. In particolare, emerge dal rapporto che, nella categoria “aeromobili” risultano esportazioni di velivoli Aermacchi del gruppo Leonardo; quegli stessi che, a quanto pare potrebbero essere stati usati per i bombardamenti a Gaza, sin dall’8 ottobre. .
Qui il numero di Altreconomia, in cui la vicenda è sinteticamente, ma efficacemente, descritta: (QUI)
La circostanza che segnalo è  suscettibile di generare un ricorso contro l’Italia, basato sempre sull’art. IX della Convenzione sul genocidio, dinanzi alla Corte internazionale di giustizia, per violazione degli obblighi di prevenzione derivanti da tale Convenzione (come segnalato anche da Marco Longobardo: QUI). E ciò, analogamente a quello proposto dal Nicaragua contro la Germania, in relazione al quale la Corte sta per decidere sulla richiesta di misure provvisorie.
Perché sussista una violazione degli obblighi in questione basta, infatti, che ci sia un rischio di commissione di un genocidio.
Ad accentuare la gravità di quanto appena detto – e cioè, della vendita di materiali militari italiani a Israele, anche dopo il 7 ottobre – vi è pure un’altra circostanza. Mi riferisco all’inaudita gravità delle modalità della strategia israeliana di selezione algoritmica dei bersagli umani (in sei passaggi), adottata sin dall’ottobre 2023 ed emergente da una straordinaria inchiesta del notissimo gruppo giornalistico israeliano + 972. Fra i criteri: fino a 20 morti collaterali per un militante semplice di Hamas; fino a 100 morti per un dirigente (QUI) ;qui la traduzione italiana: QUI; qui il reportage del Guardian: QUI)
Ne risulta che due principii fondamentali del diritto internazionale umanitario – quello di distinzione e quello di  proporzionalità – sono stati letteralmente spazzati via dall’intelligenza artificiale, se è vero che quest’ultima ha informato, sistematicamente, ossia in modo seriale, in questa direzione, l’azione dei sistemi autonomi d’arma, utilizzati per i bombardamenti a Gaza, fin dall’inizio (su tali sistemi, v. Amoroso: QUI e Mauri: QUI).
È interessante notare come Maurizio  Ferraris sottolinei, giustamente, che non c’è nulla di alieno, di “oggettivo” in tutto questo (QUI). Insomma, è una strategia, quella israeliana, impostata da umani contro umani; la disumanità è dunque piEnamente umana. Aggiungerei, anche piAnamente umana, stante la silenziosa meccanica dei gesti dei militari israeliani, un po’ distanti, come le … firme di Eichmann, da quelli che subiscono oggi le conseguenze di detti gesti. . Ciò, a differenza  della ravvicinata crudeltà dei russi in Ucraina, e di HAMAS, il 7 ottobre.
In sintesi: la vendita di apparecchiature militari italiane a Israele potrebbe essere servita proprio a tutto questo.”

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  1. Alba Castellani 17 Aprile 2024 at 12:04 - Reply

    Siamo sicuri che la Corte dell’ Aya sia esente da condizionamenti?

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