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Giorgetti ha gettato la maschera: la Rai è e resta di governo

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“La tv di Stato è uno strumento sempre più indispensabile di tutela dell’interesse nazionale: è l’anticorpo attraverso il quale la democrazia difende se stessa”.

(Giampaolo Rossi, amministratore delegato della Rai, già consigliere di amministrazione – 9 aprile 2021)

Ha messo il dito nella piaga il ministro Giorgetti quando, parlando della riforma Rai in Commissione al Senato, ha dichiarato che “il rischio è compromettere la funzionalità del ruolo di responsabilità dell’azionista”. In parole povere, a parte la ridondanza grammaticale, significa che il ministero dell’Economia, e quindi il governo con la maggioranza parlamentare che lo sostiene, devono continuare a gestire il servizio pubblico radiotelevisivo come fosse “cosa loro”. E, infatti, in preparazione delle prossime politiche il Consiglio di amministrazione ha deciso ora di sostituire Giuseppe Carboni alla direzione di Rai Parlamento, considerata una casella strategica in funzione elettorale; mentre quello del Tg1 si professa “di destra e grato a Meloni”.

Ma è proprio questo il punto chiave della questione. Un servizio pubblico, di qualsiasi genere sia, non può e non dev’essere “governativo”, né sotto la destra né sotto la sinistra. Così come non potrebbero e non dovrebbero esserlo la sanità, l’istruzione, i trasporti, l’acqua. Sono attività e prestazioni gestite o garantite dallo Stato e, dunque, non possono essere infiltrate dalla partitocrazia, per il semplice motivo che devono “servire” – appunto – tutti i cittadini di qualunque fede o appartenenza. La Rai, in quanto “bene comune” e fonte principale d’informazione da cui dipende in larga misura l’aggregazione e la raccolta del consenso, dev’essere ancora più indipendente di qualsiasi altro comparto statale. Altrimenti, perde la sua funzione e la sua legittimazione istituzionale. E allora, cade il presupposto per esigere il canone.

Non sappiamo se la sortita con cui Giorgetti ha buttato già la maschera sia un autogol oppure un avvertimento rivolto all’opposizione. Sta di fatto che la sua dichiarazione, se fosse adottata e applicata dal centrodestra, prelude a una riforma che metterebbe la governance Rai sotto il controllo assoluto del Parlamento (e quindi, della maggioranza di turno, forgiata magari dal “Melonellum”) e non corrisponderebbe ai criteri per cui esiste la radiotelevisione di Stato. Né tanto meno rispetterebbe il Media Freedom Act europeo che punta a tutelare l’autonomia dei mezzi d’informazione, in particolare di quelli pubblici, dalle ingerenze della politica. Se così fosse, l’Italia incorrerebbe in un’altra procedura d’infrazione.

Torniamo allora alla casella di partenza, come nel tradizionale Gioco dell’oca. Dal suo punto di vista, Giorgetti può pure pensare di avere ragione: il suo ministero è l’azionista pressoché totalitario della Rai (99,56%). E fino a quando la situazione resterà questa, il Mef avrà tutto il diritto di ritenersi il padrone dell’azienda, anche se si riducesse la sua presenza nel cda. Bisogna tornare perciò all’origine di questo gioco truccato. Fino a quando il pacchetto azionario dell’azienda non verrà trasferito, affidato o “parcheggiato”, a un soggetto terzo (Fondazione, trust o board, in grado di nominare un cda super partes), la radiotelevisione di Stato rimarrà una radiotelevisione di governo. Nel frattempo, chi vuole può aderire alla class action promossa da Generazioni Future, per richiedere l’adeguamento del servizio pubblico al regolamento europeo e il rimborso del canone a decorrere dall’8 agosto scorso. Il Tar del Lazio ha fissato la prima udienza il 14 ottobre. Per partecipare a questa azione collettiva, è necessario iscriversi a Generazionifuture.org oppure rivolgersi a uno studio legale disponibile gratuitamente: avvocato@luigipaccione.org

Articolo di Giovanni Valentini

 

 

RAI BENE COMUNE

Partecipa alla class action contro la RAI promossa da Generazioni Future. Compila il modulo per aderire all’iniziativa e difendere il bene comune.

Il TAR Lazio ha fissato la prima udienza per il 14 ottobre 2026.

Se condividi la battaglia per un servizio pubblico indipendente dalla politica e conforme al Media Freedom Act europeo, puoi contribuire direttamente all’azione collettiva promossa da Generazioni Future.

1) Diventa azionista di Generazioni Future acquistando un’azione da 25 euro (una tantum)
da questa pagina.

2) Contatta l’Avv. Luigi Paccione per conferirgli gratuitamente la delega all’intervento nella Class Action.
Scrivi a 📧 avvocato@luigipaccione.com

3) La delega può essere conferita:
– in presenza presso lo studio dell’Avvocato
– a distanza sottoscrivendo l’atto con firma digitale

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LEGGI L’APPELLO DEL PRESIDENTE UGO MATTEI

Il 14 ottobre il TAR Lazio dovrà sapere che esiste un popolo che pretende una RAI libera dalla lottizzazione politica e rispettosa delle norme europee.

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Il termine per l’intervento ad adiuvandum a cura di soggetti che versano nella stessa posizione giuridica soggettiva dei ricorrenti (associazioni statutariamente vincolate alla cura del bene comune “informazione indipendente” e/o utenti del servizio radiotelevisivo pubblico) è di venti giorni prima dell’udienza di discussione del ricorso che viene fissata d’ufficio in una data compresa tra il novantesimo ed il centoventesimo giorno dal deposito del ricorso.

Le modalità di adesione sono quelle previste dal codice del processo amministrativo per l’intervento in giudizio. Occorre quindi un avvocato.

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Quella che abbiamo intrapreso per la Rai bene comune è una azione strategica complessa che si svolgerà nei prossimi tre mesi. All’ Assemblea del Patto di Condivisione, tenutasi allo Spin Time, oltre venti organizzazioni hanno deciso di agire per riportare in Italia un minimo di pluralismo nell’ informazione. Compilando il form qui sotto sarai tenuto direttamente informato sull’avanzamento della class action.

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