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Cari ragazzi, “Questo giornale serve da strumento, come una freccia al vostro arco. Vi offre un pulpito, una piazza, dalla quale emergere per rendervi reali agli occhi inetti degli adulti.

Loro, che hanno già rinunciato alla lotta, vi confinano in zone d’ombra, stimandovi ingenui e inguaribili sognatori. Eppure, se il vostro entusiasmo si accresce al pensiero di migliorare qualcosa di quel che vedete intorno a voi e la vostra pancia morde ogni volta di fronte alle ingiustizie, intravedendo quel pertugio che sente di dover rincorrere, non dovete rinunciare. Recuperate la ribalta che vi spetta come portatori di futuro!

Usate, se volete, questo giornale, che si mette umilmente e con mezzi di fortuna al vostro servizio.

Scrivendo alla casella postale pensiamomagnifico@gmail.com, potrete proporre i vostri testi relativi a tutti gli argomenti che vorrete trattare.
Potranno essere scritti in prosa o poesie, immagini e dipinti, oppure saggi di letteratura, politica e storia, musica e filosofia; giochi, perfino. Tutto, davvero, tutto quello che la vostra fiorente sensibilità vorrà suggerirvi di scrivere”. Informazioni a pensiamomagnifico@gmail.com

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  1. Alessandra Camaiani 9 Gennaio 2023 at 21:47 - Reply

    Editoriale

    A. Camaiani

    Pensiamo magnifico (…vivremo di più!).
    Così, qualche anno fa, decisi di intitolare un foglio bianco. Lo stesso sul quale ora mi accingo a scrivere questo primo editoriale.
    Allora, non sapevo a che scopo l’avrei impiegato, ma in qualche modo sentivo di essere nella strada giusta. Gli accadimenti, il contesto in cui vivevo, mi avevano resa recalcitrante verso la cultura realista, ove scorgevo l’inno alla rinuncia e, giorno per giorno, mi sembrava che il realismo fosse proprio il fertilizzante dell’immobilismo in cui individuavo la causa di ogni fallimento della società, e della politica.
    “Le cose stanno così, che ci vuoi fare..?”, spesso mi sentivo dire. L’esasperazione del contrario, quindi, mi sembrava valere da risposta: l’utopia!
    Nonostante quelle rinunce e le difficoltà incontrate nel cammino, qualcosa continua a mordere alla pancia quando si riesce a intravedere laggiù, anche lontana lontana, una luce che ci mostra la via d’uscita da situazioni ingiuste e inique. Ci credano pure pazzi, dicano anche che dove si vuole arrivare è impossibile, noi viaggeremo in direzione ostinata e contraria a quella maggioranza che sta “recitando un rosario di ambizioni meschine, di millenarie paure”. Viaggeremo e arriveremo proprio lì, a quel punto brillante.
    Mi animavo mentre pensavo. Provavo una certa stizza verso gli approcci reazionari: l’azione si deve muovere con la travolgente convinzione che tutto può essere migliorato, mi continuavo a ripetere. Non ai realisti né ai reazionari: ecco a chi sicuramente non parlavo; ecco come si pensa magnifico!
    Una volta riempita di contenuto l’esortazione al pensiero del cambiamento, mi soffermai nella ricerca di un’immagine che potesse esprimere quel concetto con un semplice colpo d’occhio.
    In un baleno intuitivo, mi sovvenne un Donchisciotte e al suo fianco apparve un unicorno. Idealmente, insieme all’amico Rosario che ci ha messo la penna, feci montare l’uomo a cavallo dell’animale e mi sembrò di avere raggiunto un quadro immaginifico per eccellenza. Si sarebbe trattato di un inno o di un manifesto alla perseveranza. Altri, in passato, l’ha chiamato “ottimismo militante della volontà”, e mai frase mi è sembrata più suggestiva e mirabile.
    Fu allora che, vedendo la forma della mia idea, ne compresi per la prima volta la funzione: voi, ragazzi. Era per voi che quell’uomo tanto buffo avrebbe continuato a lottare contro nemici immaginari, insegnando il coraggio di non sentirsi mai da meno. Anche quell’insolito corno in cima al naso arricciato dell’unicorno avrebbe continuato per secoli a mostrare infinite prospettive e mondi sconosciuti eppure veri, a volerlo. E’ a voi, ragazzi, che appartengono i sogni e la chiave di riuscita di ogni vostro desiderio.
    Questo giornalino serve da strumento, come una freccia al vostro arco. Vi offre un pulpito, una piazza, dalla quale emergere per rendervi reali agli occhi inetti degli adulti.
    Loro, che hanno già rinunciato alla lotta, vi confinano in zone d’ombra, stimandovi ingenui e inguaribili sognatori. Eppure, se il vostro entusiasmo si accresce al pensiero di migliorare qualcosa di quel che vedete intorno a voi e la vostra pancia morde ogni volta di fronte alle ingiustizie, intravedendo quel pertugio che sente di dover rincorrere, non dovete rinunciare.
    Recuperate la ribalta che vi spetta come portatori di futuro!
    Usate, se volete, questo giornale, che si mette umilmente e con mezzi di fortuna al vostro servizio.
    Scrivendo alla casella postale pensiamomagnifico@gmail.com, potrete proporre i vostri testi relativi a tutti gli argomenti che vorrete trattare.
    Potranno essere scritti in prosa o poesie, immagini e dipinti, oppure saggi di letteratura, politica e storia, musica e filosofia; giochi, perfino. Tutto, davvero, tutto quello che la vostra fiorente sensibilità vorrà suggerirvi di scrivere.
    Se vorrete, ci piacerebbe anche ricevere testi scritti a mano. Crediamo che sia utile ravvivare la felice fatica dell’impegno, chiedendovi, preferibilmente, di scrivere a penna su profumati fogli bianchi. Vedrete che provarci senza il timore di non avere correttori automatici a disposizione e dovendo ricorrere alla consultazione del vocabolario per essere sicuri di non sbagliare, vi regalerà sensazioni nuove o forse dimenticate, per i più grandi tra voi.
    Per dare il via a questa iniziativa, ho pensato di farmi aiutare da alcuni amici, cui ho chiesto di parlare liberamente di argomenti che ritenessero importanti. Il risultato è contenuto in questo numero zero, offerto a mo’ di esempio.
    Vedrete la mia amica Camilla, che con la sua energia ci offre un contributo socio-giuridico perfettamente inserito nell’epoca corrente, analizzando i rapporti tra rischio, scienza e diritto.
    Nicola, invece, ci invita a riflettere sulla comunicazione e sui media, prospettando con astuzia una reazione che metta a frutto un potenziale di per sé alienante.
    La finissima Francesca si dedica, invece, al linguaggio e contemperandolo con la filosofia ci porta in alto, elevandoci a considerare il mondo da una diversa prospettiva critica.
    Dal canto suo, l’ottimo Fabio ci parla di economia, mostrandocene l’essenzialità e testimoniando come possa essere realizzata secondo schemi a misura d’uomo.
    Stefano, invece, si dedica allo sport e alla qualità della vita, rammentandoci come un buon pensare si annidi più facilmente in un corpo curato, che si sforza di mantenersi in salute.
    Si vola poi sull’arte, al cuore della nostra essenza, dove Tommaso raccoglie lo spunto di compiere una chiamata alla penna, offerto con questo numero. Contro la guerra che ci circonda, una risposta valoriale può essere quella che abbandona le armi e la cattiveria, ricordandosi della fratellanza tra le genti. Preferendo la cultura, accarezzando le arti, potremmo innescare processi di facilitazione nella risoluzione dei conflitti.
    Pensiamoci. E, mentre il mio amato Maestro Francesco, con la sua penna magica, sigilla gli interventi nella solare prospettiva del rapporto tra alunni e docenti, mostrandoci come entrambi si arricchiscono dalla relazione in uno splendido contemperamento tra spontaneità e saggezza, noi sforziamoci di pensare.
    Operiamo con impegno e volontà, insistiamo e ancora insistiamo, infaticabili e ottimisti, ricordandoci che non ai realisti né ai reazionari spetta pensare magnifico, ma a tutti quelli che si sentono dei Donchisciotte a cavallo di un unicorno.

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