A Campobasso in memoria di Luigi De Giacomo e a Cosenza in ricordo di Stefano Rodotà

di Ugo Mattei

È impressionante quanto sia radicata la confusione fra politica ed elettoralismo. 

Si invoca, sempre più spesso anche nell’ambito di movimenti di dissenso, l’unità politica, ma si intende o si allude all’unità elettorale, ossia si confonde la sostanza con la forma. Tale confusione viene artatamente supportata dal regime di conoscenza dominante che, da Weber in poi, “professionalizza” la politica. Essa in Italia funge ormai da artificiale privatizzazione della sfera costituzionale, dominata da interessi economici e finanziari opposti a quelli popolari. 

La Costituzione viene così ridotta ai meccanismi della rappresentanza che la dominano (i partiti) i quali, a loro volta, per essere rilevanti nella logica costituita, non possono più essere autonomi rispetto al capitale concenrato. Da questo cortocircuito – prima di tutto culturale – fra democrazia e rappresentanza discende, per utilizzare gli strumenti analitici di Camila Vergara, la corruzione sistemica della democrazia. La rappresentanza, letalmente contaminata dalla logica dell’accumulo capitalistico, del professionalismo e del ricatto, viene così asservita alla c.d. legge del più forte.

Luigi de Giacomo aveva pienamente compreso l’irreversibilità di questo processo corruttivo e aveva coerentemente messo a disposizione le sue energie e la sua generosità per cercare di tradurre in concrete e buone pratiche Politiche le intuizioni e le teorie che in Itlalia si sono sviluppate intorno ai beni comuni fin dalla prima parte del nuovo millennio.

Il lavoro politico comune da svolgere insieme (proverbiale è rimasto il suo saluto: buon lavoro comune!) era ed è immenso. Esso poteva e può essere declinato in modo diverso. Sempre deve mettere a confronto nemici o falsi amici potenti, perché il processo di conservazione dell’ordine costituito certamente non invita chi gli è antagonista ad accomodarsi. Il sistema, inoltre, molto rapidamente sa distinguere chi è davvero un pericolo da chi invece funziona da utile idiota, più o meno cosapevole. 

Il sistema conosce e filtra la natura delle critiche, pone limiti taciti invalicabili, premia i critici (anche quelli solo apparentemente aspri) che stanno dentro tali limiti e cerca di distorcere o nascondere il messaggio teorico autenticamente trasformativo.

Per chi, come Luigi de Giacomo, interpreta la Politica enfatizzando la P maiuscola i rischi sono gravissimi: la ricerca di gramsciana controegemonia confronta nemici numerosi in buona o malafede. 

Da un lato, ci scontriamo con l’infantilismo di tante posizioni estremiste che tacciano di riformismo (da ultimo di fabianismo) chi esercita la virtù del dubbio ed immagina strategie che rifuggono l’inutile scontro di piazza. I rivoluzionari in salsa “svolta di Salerno” (volendo nobilitarli) sono pericolosi perché non di rado prendono posizioni estreme e funzionali allo spettacolo al fine di alzare il prezzo del proprio tradimento. D’altra parte, l’esercizio di controegemonia quale quella che sta nel DNA di Generazioni Future -forse il lascito più duraturo di Luigi De Giacomo che ne è stato insostituibile Segretario Generale – è un’arte politica estremamente complessa. Essa richiede un tasso di attenzione e di elaborazione critica molto alta per evitare la cooptazione che, in materia di beni comuni, si sostanzia in greenwashing. Occorrono, infatti, paletti non valicabili quali, ad esempio, il principio che l’acqua e l’intero servizio idrico vadano collocati fuori dal perimetro del mercato e governati da comunità di utenti e lavoratori, nell’interesse non soltanto proprio, ma anche delle generazioni future. In ogni caso, il lavoro politico comune è tanto, sicché le forme della partecipazione e dell’esercizio di cittadinanza attiva sono molteplici. Il pluralismo dell’azione rigenerativa è un patrimonio Politico che va sottratto ad ogni identitarismo. 

Generazioni Future serve proprio da incubatore di tali esperienze, due delle quali – la Commissione DuPre e il CLN – svolgono oggi un ruolo molto importante nel diradare, almeno in parte, la nebbia che porta così tante persone a confondere Politica e rappresentanza

In particolare, mentre DuPre propone il metodo critico come epistemologia della trasformazione, il CLN crea le prime istituzioni di democrazia partecipativa a vocazione egemonica, ossia potenzialmente sostitutiva delle istituzioni della rappresentanza, ormai sistemicamente corrotte. Ovviamente, le basi di tale operazione non possono che essere a loro volta fondate su alcuni postulati irrinunciabili: inanzitutto, proprio in contrapposizione all’assoluto degrado della legalità formale che caratterizza la politica italiana, a causa dell’alto tradimento del ruolo istituzionale di garanzia perpetrato dalla Presidenza della Repubblica, trasformatasi da Napolitano in poi ad attore politico irresponsabile dell’estremismo atlantista, il CLN presta un’attenzione estrema al rispetto delle forme giuridiche legittime. Infatti, solo la metamorfosi della Presidenza della Repubblica e la crisi della separazione dei poteri (da ultimo gli attacchi di Speranza al Tribunale Civile di Firenze) possono spiegare l’impunità di cui godono coloro che – a partire dal 2020 – hanno sovvertito in modo irrimediabile l’ordine costituzionale devastandone le fonti. Ed è proprio questa deriva nell’illegalità costituzionale che legittima il CLN come supremo interprete del diritto/dovere di resistenza costituzionale nei confronti di un potere colluso che porta il popolo italiano alla rovina, utilizzando ogni strategia menzognera e spettacolare. E a questo spettacolo osceno di illegalità il CLN risponde con una poetica della legalità costituzionale fondata sulla tenacia e sul sacrificio (anche supremo) per la libertà. Tale poetica della legalità legittima, nelle condizioni politiche opportune, porterà gli armati (forze dell’ordine e militari) a schierarsi insieme al popolo inerme, oppresso contro la tirannia, liberando l’Italia senza spargimenti di sangue proprio come avvenne in Portogallo contro Salazar il 25 aprile del 1974. 

Per questo il CLN si è dato regole di funzionamento nettamente legaliste, contenute nello Statuto e nei regolamenti che presidiano all’autonomia del nostro sforzo. Ogni caucus CLN è valido solo se rispetta il numero legale di 50 partecipanti, certificato dai garanti. Tutti hanno elettorato attivo e passivo e la validità delle votazioni popolari è legata alla conoscibilità (pubblicità) del caucus, dal quale nessuno può essere escluso senza una legittima procedura di ricusazione. 

Al termine di questo processo (abbiamo sempre largamente superato il numero legale), certificheremo con precisione i numeri delle persone coinvolte nei caucus regionali e in quelli provinciali. Siamo stati rigorosamente rispettosi della tempistica statutaria (sei mesi) per passare da CLN provvisorio al CLN legittimato dal popolo. A fine mese avremo il coordinamento dei 33 consiglieri e saremo pronti per una nuova fase in cui, sempre all’insegna dell’autonomia legittima, porteremo avanti una campagna referendaria propositiva autogestita e radicalmente democratica e partecipativa, formalizzata nella sua ritualità e idonea a mostrare al mondo come in Italia il potere si articoli in dinamiche del tutto avulse dal rispetto della volontà popolare. In questa campagna autogestita il perimetro della nostra legittimità verrà ancor meglio definito.

Accanto al rispetto fondativo della legalità legittima, ci sono atri due aspetti della strategia Politica del CLN che fungono da dogmi e che abbiamo scelto non per ragioni etiche, ma per massima attenzione alle condizioni del presente storico. Prima di tutto il ripudio di ogni violenza. La nostra resistenza civile si fonda su coraggiosa e irrinuncable prassi ghandiana, la sola che farà comprendere alle forze armate da che parte stare quando sarà il momento di scegliere verso chi indirizzare le baionette, schierandosi col popolo e arrestando gli oppressori. Da questo punto di vista la nostra risposta politica a ogni prospettato abuso autunnale, favorito dalla logica bellica, sarà implacabile se saremo riusciti a radicare nuclei CLN in ogni più sperduto angolo del Paese. Altrettanto essenziale è la trasparenza assoluta della nostra azione, al di fuori da ogni tentazione alla clandestinità. È impensabile, nelle condizioni di sorveglianza capillare e tecnologica che caratterizza il presente, immaginare di poter agire di nascosto. Il popolo non si nasconde! Ogni nostra azione è dunque preannunciata e trasparente, perché il CLN serve prima di tutto a che ciascuno si assuma le proprie responsabilità davanti alla Costituzione.

Legalità, ripudio della violenza e trasparenza sono il fondamento delle nuove istituzioni del comune sentire, che con impegno assoluto stiamo costruendo, ben consci della responsabilità storica che deriva dal far risorgere il CLN. A Campobasso, Cosenza e Cagliari avremo modo, in questo scottante weekend d’estate, di discutere di questi temi che legano in modo inscindibile l’azione del CLN alle lotte per i beni comuni e contro l’eversione neoliberale in atto. Tanto De Giacomo quanto Rodotà sarebbero orgogliosi del nostro agire, che fa del lascito di questi due grandi un patrimonio comune da aggiornare al presente e valorizzare. Non è un caso che il lavoro di Luigi de Giacomo si fosse concentrato nell’ultima fase della sua vita, densa di significato, alla costruzione di pace. Contro il militarismo è lecita la ribellione civile, così come argomentato dal Papa nel suo straordinaro intervento su Volere la Luna (CLICCA QUI).

È tempo di azione. Partecipiamo e facciamo partecipare ai caucus di Campobasso, Cosenza (Calabria e Basilicata) e Cagliari. Portiamo il CLN ad una nuova fase di lotta!