tecnologia, precauzione e beni comuni

TECNOLOGIA, PRECAUZIONE E BENI COMUNI – FORUM TRAMANDARE NOVEMBRE 2021

Il decimo appuntamento 2021 con il Forum intergenerazionale TRAMANDARE si terrà SABATO 20 NOVEMBRE, su piattaforma Zoom, dalle 10 alle 13: “Tecnologia, precauzione e beni comuni” sarà discusso da: 

  • Andrea GRIECO, fisico, matematico, esperto di elettromagnetismo  
  • Veronica DINI, avvocato ambientale, Presidente dell’Associazione Culturale Circola – Cultura, Diritti e Idee in movimento
  • Maurizio MARTUCCI, giornalista, portavoce dell’Alleanza italiana Stop5G
  • Alessandra QUARTA, professoressa associata, Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Torino; direttrice di ricerca allo IUC, Torino
  • > con l’introduzione di Ugo MATTEI e la moderazione di Gilda FARRELL  

Il decimo Forum TRAMANDARE 2021 richiama la nostra attenzione sui principi di precauzione e prevenzione nel marco dello squilibrio che lo sviluppo tecnologico può produrre in assenza di preminenza di un principio di co-responsabilità e di integrità dei beni comuni.


.
 

Il detto popolare “meglio prevenire che curare” sembra semplice… ma in pratica rinchiude un tipo d’interazione che richiama alla doppia responsabilità di colui chi agisce: prevenire un possibile danno, e se non fosse così, per negligenza o ignoranza, curare. Il detto sottintende che, in termini di tempo, la conseguenza negativa può essere verificata nel breve periodo e, in termini di spazio, che colui che danneggia riconosce colui chi ha subito il danno o, viceversa. Così chi agisce e chi subisce condividono lo stesso presente, come lo dice H. Jonas; inoltre, l’interazione ha uno sfondo morale, di prossimità, dove nessuno domanderebbe riparazione per atti fatti in buona fede. Dunque, non c’è bisogno di esperti per stabilire danni e restituire equilibri. 

Ma quello che oggi affrontiamo ha un altro carattere.  Avendo modificato radicalmente la portata dell’azione, non solo in termini di tempo e di spazio, ma di tipologia ed ampiezza inedita degli impatti (protratto anche alle generazioni future), il modello predatorio del capitalismo odierno e le tecnologie al servizio del suo potere hanno annegato l’obbligo di prevenire e di curare in una nebulosa di attori e di interessi. Le responsabilità sembrano liquefatte e come dice ancora Jonas, la limitazione antropocentrica dell’etica del passato non serve più. In questo contesto, termini come prevenzione, precauzione, compensazione, chi inquina paga, sono diventati principi normati dagli Stati e promossi da dichiarazioni internazionali a partire della decade degli anni 70.  Seppure ci sia una differenza nell’attuazione, precauzione e prevenzione impongono entrambe misure cautelari in presenza di situazioni di incertezza scientifica, soprattutto quando i danni rischiano di essere irreversibili o irreparabili sia sull’ambiente che sulla salute e l’integrità degli esseri umani, degli animali e delle piante.  

Il preambolo della Dichiarazione di Stoccolma (1972) menzionava già questo problema: “Siamo arrivati ad un punto della storia in cui dobbiamo regolare le nostre azioni verso il mondo intero, tenendo conto innanzitutto delle loro ripercussioni sull’ambiente. Per ignoranza o per negligenza possiamo causare danni considerevoli ed irreparabili all’ambiente terrestre da cui dipendono la nostra vita ed il nostro benessere”. Numerose convenzioni internazionali hanno riconosciuto il concetto di precauzione negli anni susseguenti a questa Dichiarazione, senza che nessuna abbia comunque carattere vincolante, fino alla dichiarazione 2021 dell’Unione Internazionale di Conservazione della Natura.

Il principio di precauzione, oggetto di critiche feroci di chi lo considera come freno allo sviluppo e alla ricerca scientifica, è stato adottato dall’UE dal 1973. Il Trattato di Maastricht, stabilisce che la politica della Comunità in materia ambientale è fondata, fra l’altro, sui “principi di precauzione e dell’azione preventiva”. Inserito nell’art. 191 del Trattato di Funzionamento dell’UE è diventato un pilastro del diritto ambientale europeo e dei settori affini (salute e alimentazione). La “Comunicazione della Commissione Europea sul principio di precauzione”, nel 2000, precisa che “Il fatto di invocare o no il principio di precauzione è una decisione esercitata in condizioni in cui le informazioni scientifiche sono insufficienti, non conclusive o incerte e vi sono indicazioni che i possibili effetti sull’ambiente e sulla salute degli esseri umani, degli animali e delle piante possono essere potenzialmente pericolosi e incompatibili con il livello di protezione prescelto”.

Così, secondo la Comunicazione, l’applicazione del principio di precauzione richiede di definire il livello di pericolo “accettabile” per la società, sulla base (a) dell’identificazione degli effetti potenzialmente negativi, (b) della valutazione dei dati scientifici disponibili e (c) dell’ampiezza dell’incertezza scientifica, ovverosia facendo riferimento a rigorosi criteri ed analisi, e non invece a semplici ipotesi o scelte politiche.  Perché le misure nelle mani delle autorità sono molteplici, i responsabili politici sono chiamati ad operare un equilibrio fra interessi molteplici e frequentemente antagonistici: la libertà e i diritti della proprietà privata, delle imprese e delle organizzazioni, da un lato, l’esigenza di ridurre i rischi per l’ambiente e per la salute degli esseri umani, degli animali e delle piante, dall’altro. 

In Italia, prima dell’entrata in vigore del Codice dell’Ambiente nel 2006, era assente un richiamo generale al principio di precauzione. L’art. 301 del Codice stabilisce che “in applicazione del principio di precauzione di cui all’articolo 174, paragrafo 2, del Trattato CE, in caso di pericoli, anche solo potenziali, per la salute umana e per l’ambiente, deve essere assicurato un alto livello di protezione”. Tipologie e modalità di applicazione delle misure preventive sono pure disciplinate.  A livello costituzionale questo principio sembra pure essere considerato come l’ago della bilancia o l’arbitro tra il diritto alla tutela dell’ambiente e della salute, da una parte, e la libertà di produzione e il diritto all’iniziativa economica, dall’altra, definendo quali degli interessi in gioco debbano prevalere. 

Ed è qui che si trova esattamente il problema… nel capitalismo del “laissez-faire” gli interessi non hanno lo stesso peso né valore. Pure i meccanismi delle “compensazioni” si fondano sulla mercantilizzazione della natura (e della salute umana), su equivalenze tecnocratiche e su valutazioni di elementi smembrati e non sull’integrità degli ecosistemi. Ricordando ancora Jonas, di fronte alla libertà d’intraprendere, piazzata sotto il segno dell’arroganza e dell’eccesso, piuttosto che su quello del bisogno, della necessità, la protezione provvisoria, seppur condizionata, è insufficiente. Quel che deve entrare in vigore è il principio che il proprio agire (soprattutto delle multinazionali, che sradicano l’interesse da contesti nazionali e locali) non può mettere in gioco l’integrità degli interessi di altri ugualmente concerniti (le generazioni future).  Il caso della compagnia Schell, portata in tribunale dall’ONG Amici della Terra (Paesi Bassi), illustra inoltre il fatto che l’esistenza dell’informazione scientifica provata sui danni provocati dall’estrazione del fossile, non solo non è stata sufficiente ad invertire le proprie priorità, ma non ha impedito neppure la diffusione di menzogne. 

Tentare di mantenere equilibri, quando il dinamismo mediatizzato come “realtà” appartiene soltanto al capitale, ci priva in effetti di progettualità, di tensione verso il futuro, ci costringe non solo a fare del ciclismo surplace, ma a procedere a passo di gambero, come Umberto Eco ricordava, cioè all’agghiacciante impossibilità di forgiare una visione politica della continuità della vita.  Non si può essere realisti in una società mediatizzata, con il suo bagaglio di menzogne e manipolazioni che riduce la complessità a semplici affermazioni: dalla tecnologia 5G dipende la nostra competitività! Tutti gli elettrodomestici potranno essere comandati da un bottone…. 

Così, il bilanciamento d’interessi non solo è spinoso, per i confini sfumati del diritto ambientale, ma soprattutto perché il “progresso” capitalista si costruisce esattamente sulla giustificazione mediatica dello sbilanciamento degli interessi: i bambini di una scuola italiana non valgono allo stesso modo di un’antenna 5G;  gli indigeni dell’Amazzonia, custodi da sempre del territorio, non valgono allo stesso modo di una piantagione di soia OGM da esportare in Europa; i bambini di un villaggio del Sud-Africa non valgono i profitti di una miniera che distrugge il loro ambiente… Siccome l’umanità non ha il diritto al suicidio (sebbene si possa discutere sul diritto individuale), come lo ricorda Jonas, è importante andare alle radici del problema. Non si tratta soltanto di sopravvivenza dei presenti, ma dalla compatibilità dell’azione odierna con la permanenza della vita sulla terra, cioè della “solidarietà d’interesse con il mondo organico». 

Non solo non esiste il diritto a negare la vita alle generazioni future umane (che non sono rappresentate da nessun organo collegiale), ma bisogna prendere atto dello stato complessivo della natura e della terra, della complessità d’interrelazioni proprie alla nostra casa comune. Perciò iniziative giustificate nel nome del “progresso”(collocare un’antenna 5G vicino ad una scuola, usare pesticidi vicini a luoghi abitati, abbandonare incurati macchine e strumenti usati per sfruttare una miniera d’uranio alla fine della concessione, esporre i lavoratori a nanomateriali) non sono atti isolati, ma atti estremi che concernono la complessità della vita sulla terra e richiedono dunque una ridefinizione profonda della corresponsabilità, cioè richiamano ad una consistenza nell’etica dell’alterità,  piuttosto che in quella della soggettività. 

PROGRAMMA 

Ore 10:00:  Breve sintesi e lezioni del Forum precedente, Ugo MATTEI 

Ore 10.10:  Breve introduzione della tematica e dei partecipanti, Gilda FARRELL 

Ore 10.15:  Potenziale e limiti dei principi di precauzione/prevenzione nell’evitare danni irreversibili ai beni comuni e alla salute umana, Andrea GRIECO  

Ore 10.30:  Il ruolo delle prove scientifiche nell’applicazione del principio di precauzione/prevenzione per restringere l’adozione di tecnologie (e prodotti) implicando rischi per la salute umana, Maurizio MARTUCCI   

Ore 10.45:  Il bilanciamento d’interessi contrapposti nel contrarre azioni implicando rischi di polluzione e distruzione dei beni comuni ambiente (acqua e falde freatiche, terre, specie ed ecosistemi, etc.), Veronica DINI

Ore 11.00:  Regolazione e innovazione tecnologica: modelli e soluzioni, Alessandra QUARTA

Ore 11.15:  Interazione col pubblico  

Ore 12.00:  Come la cittadinanza può attingere informazioni pertinenti sull’impatto delle nuove tecnologie? Andrea GRIECO 

Ore 12.10 E possibile creare equilibri tra sviluppo tecnologico e protezione dei beni comuni e della salute umana? Maurizio MARTUCCI  

Ore 12.20:  I principi di precauzione/prevenzione sono sufficienti a contrarre posizioni economiche che incoraggiano la liberazione dei vincoli della natura e della protezione della dignità umana?  Veronica DINI  

Ore 12.30: Come la cittadinanza attiva può prevenire danni alla salute umana, all’ambiente, ai beni comuni?  Alessandra QUARTA

Ore 12.40:  Interazione col pubblico 

Ore 13.00: Chiusura 

2 commenti su “TECNOLOGIA, PRECAUZIONE E BENI COMUNI – FORUM TRAMANDARE NOVEMBRE 2021”

  1. Finalmente l’infinita possibilità della intelligenza umana riceve uno stimolo verso la capacità dell’ ‘intelligere’ singolo e collettivo.

  2. Grazie a tutti i relatori ed a Generazioni Future per tutti gli spunti costruttivi, possibili grazie alla divulgazione ed all’approccio interdisciplinare agli eventi, che permettono la conoscenza con l’apertura mentale necessaria per portare quanto appreso localmente nella società. Grazie a tutti i superlativi relatori.
    Silvia Scalas.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su