Una mucca non fa prosciutto

di Danilo D’Angelo

Non sono avvoltoi: gli avvoltoi quando individuano una potenziale preda volteggiano in assoluto silenzio, senza movimenti inutili, composti nell’attesa. No, queste sono iene, che vanno su e giù facendo una cagnara notevole, alzando un sacco di polvere. Lo fanno per paura, per darsi manforte, perché da sole non avrebbero il coraggio di attaccare nemmeno un animale ferito…non si sa mai. In branco è più facile e se tutto gridiamo, sembriamo più forti.

Iene spelacchiate e malaticce che sbraitano, urlano, s’indignano e richiamano l’attenzione delle folle.

Guardate, ecco gli infedeli, quelli che pensano di sapere tutto, quelli che pensano solo a loro, quelli che non vogliono sottomettersi ai dogmi della scienza, all’autorità, gli anarchici, i no-vax totalmente privi di coscienza civile!”

Se non fosse per il dolore che mi procura il pensare al futuro delle prossime generazioni mi verrebbe voglia di mandare tutto a quel paese e farmi gli affaracci miei. D’altronde, io le mie scelte le feci più di trent’anni fa; vivo nella mia società parallela da sempre, chi non ha avuto testa per rendersene conto prima, si arrangi! Si, mi verrebbe proprio voglia di passare la fase finale della mia vita in tranquillità, con mia moglie e basta.

E invece no: quel mostro che mi viene a scaraventare giù dal letto ogni notte dicendomi “Salta fuori da lì, scrivi, pensa, fai qualcosa per dio!” continua a venirmi a trovare tutte le notti.

Perché, come si fa a rimanere passivi davanti a delle ingiustizie così evidenti? Qualcuno dovrebbe dire qualcosa al riguardo, qualcuno si dovrà pur indignare e dire “E no, ora basta!”

Coscienza civile. E chi è che accusa altri di non avere coscienza civile? Draghi? Il Parlamento, le multinazionali, quindi? Loro non dovrebbero mai pronunciare quelle due paroline, né da sole né in sequenza. Ma stiamo scherzando? Quelle “cose” lì (perché non possiamo definirle “persone” sono degli ectoplasmi, sono vapore, sono ologrammi) dicono a chi solleva più che legittimi dubbi sia sull’efficacia di questi pseudo-vaccini, sui vari DPCM promulgati come editti feudali, sul metodo adottato per fronteggiare quest’emergenza, sulla decisione di non promuovere e diffondere cure (anche domiciliari) che si sono rivelate efficaci nella lotta al Covid – 19, che chiede di rivedere il modo in cui vengono raccolti i dati, che esigono prove sull’effettiva validità dei tamponi, come sull’utilizzo delle mascherine, queste “cose”, dicevo, ci accusano di non avere coscienza civile, perché non vaccinandoci continueremo ad infettare le persone per bene che si sono fatte mesmerizzare dalle sirene ammaliatrici. Ma non hanno vergogna?

E che dire delle sirene stesse? I cosiddetti organi d’informazione. Ma quale informazione, non certo libera informazione. Con le proteste di chi ha deciso di ragionare, almeno ancora un po’, con la propria testa si sono sfogati tutti gli scribacchini di corte accusando questa plebaglia informe di tutti gli orrori che una mente umana è capace di commettere: dal puro egoismo, alla mancanza di coscienza, dall’essere “leoni da tastiera” al non rispettare le regole della convivenza civile, dall’essere i nuovi untori a credere a complotti di ogni genere. Ci manca solo che sia colpa nostra la crisi di Cuba del ’62 e il non aver trovato armi di distruzione di massa in Iraq e tutto avrebbe un senso: finalmente un capro espiatorio che va bene a tutti. Ma non a noi.

E poi ci sono le persone comuni, che ormai non si possono più definire né persone, né comuni. Cos’hanno ancora dell’essere umano? Le sembianze, forse, anche se alcuni di loro iniziano a mostrare i primi segni di una trasformazione: la pelle inizia a sembrare sempre più liscia, diafana, a poco a poco i capelli e i peli diventano sempre più ispidi, le giunture s’irrigidiscono facendoli muovere in un modo del tutto innaturale, gli occhi stanno lentamente cambiando forma e si avvicinano sempre di più a quella di un monitor. Sembra che ci sia in atto una trasformazione che va al di là del gender: sembra un passaggio dall’uomo biologico a un essere di plastica, finto, senza autonomia, completamente soggiogato dal sistema, senza un minimo di capacità critica e analitica. “Lavori in pelle” li chiamava Philip Dick, cose che non hanno ancora completato la transizione da essere umano al non essere.

Ombre che anni addietro si lamentavano dei politici di turno, che non credevano ad una parola di quello che i media gli raccontavano. Ologrammi che al bar s’infuriavano per un minimo cambio nelle strategie d’affossamento della classe media, già in atto nel mondo da tempo, che dicevano che “Ci vorrebbe il mitra per far fuori questi politici di m…”. Vapori inconsistenti che si rifiutavano di fare uno scontrino, per non parlare di una fattura, in epoca ante – Covid. Pulviscolo dalla forma umana che rischia la bancarotta un giorno sì e l’altro anche, ma che non rinuncia al SUV e al nuovo modello di smartphone.

Queste “cose” qui dicono a noi di non avere coscienza sociale.

Vogliamo veramente parlare del significato di “coscienza sociale”? Vogliamo stabilire quanta ne hanno le multinazionali? Quanta i fantopolitici (intesi come fantocci – politici)? Ma se non fanno niente da decenni che non abbia come obiettivo l’annientamento della persona, l’assoluto asservimento dell’essere umano alle logiche del profitto e del mercato globale. Non sono mai stato un complottista, parlo di logica, parlo delle conseguenze razionali di atti razionali. Da decenni stanno di fatto operando una trasformazione dei fondamenti stessi della vita su questo pianeta. Tutto si evolve ed è giusto che anche le società seguano questo processo naturale, ma quanto c’è di naturale nella logica arraffatrice, depredatrice e irresponsabile della globalizzazione? Da decenni mettono in atto l’annientamento dell’uso libero del nostro cervello, riempiendoci di programmi demenziali, di propaganda martellante e, soprattutto, inebetendo i nostri figli durante le lezioni scolastiche. Hanno ridotto il cervello di intere generazioni in una pappa molliccia incapace di generare una singola idea difforme dalla narrazione corrente. E ci parlano di coscienza sociale?

Con quale coscienza sociale fanno tutto ciò? Quale coscienza li porta a propendere per un sistema che privilegia i pochi a dispetto dei molti, che li porta a distruggere la Natura e a depredare sia popolazioni inermi che il Pianeta stesso? Con quale coscienza non ascoltano la parte della scienza che non gli sta bene? Con quale coscienza proclamano “Se ti vaccini vivi e fai vivere, se non ti vaccini muori e uccidi!” Ma stiamo scherzando? Un primo ministro che pronuncia queste frasi andrebbe rimosso e rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Cosa ha fatto pronunciando quelle parole, ha coeso il popolo, ha fatto sì che tutti ci sentissimo più fratelli e simpatizzassimo gli uni per gli altri, ha responsabilmente compreso le ragioni di chi non si vuole sottomettere a un trattamento sanitario obbligatorio, perché non convinto dell’efficacia del metodo?

Certo che no, ha fomentato la caccia all’untore, ha fatto leva sul senso di colpa degli ignoranti. Questa è istigazione a delinquere e andrebbe denunciato per aver fomentato la violenza contro i non allineati.

“Per niente facili, uomini sempre poco allineati…”

Della coscienza sociale delle multinazionali, vi chiedo perdono, ma non riesco a prendere seriamente in considerazione il concetto.

E si lamentano che siamo “leoni da tastiera”. Ma cosa vorrebbero i media assetati di sangue; scontri con la polizia nelle piazze come negli anni ’70? Vogliono la rivoluzione? Vogliono il massacro, qualche succulenta notizia che riempia le prime pagine distogliendo l’attenzione, ancora una volta, da ciò che veramente conta?

Mi dispiace per loro, ma noi, a contrario della massa inerme, la testa la facciamo ancora funzionare e impariamo dagli errori del passato. Mi dispiace, ma non vedrete più teste spaccate, fumogeni e lacrimogeni come se piovesse. Noi, al vostro contrario, ci siamo evoluti e non riuscirete più a chiuderci in cliché, né ci conoscerete mai veramente, né saprete cosa ci passa per la testa e, tantomeno, come continueremo ad evolverci. Ma non  perché non ve lo vogliamo far sapere, semplicemente perché una logica non è trasferibile in un’altra e voi vi siete troppo allontanati dell’essere umano per cercare di capire la Natura. Mi dispiace per voi, ma ormai siete irrecuperabili. Una mucca non fa prosciutto. 

8 commenti su “Una mucca non fa prosciutto”

  1. Sono commossa dalle tue parole, le sento mie.
    Tutto quello che dici lo condivido da sempre e con profonda tristezza.
    Già da decenni ho capito che la strada intrapresa era senza limiti e che ci avrebbe presto portato ad una sorta di nichilismo sociale.
    Prego credo e spero in quel Dio d’amore che ci ha creato non per diventare robot ma per vivere in armonia in questo mondo meraviglioso.

    1. Danilo D'Angelo

      Grazie Alessandra per le tue parole. Ma non dobbiamo fare in modo che questi sentimenti che hai ben descritto prendano il sopravvento. Vivere in un mondo ingiusto non deve essere il velo che non ci fa vedere la meraviglia di tutto il resto.

  2. Pietro Claudio Mezzavilla

    Carissimo Danilo condiviso anzi con commozione per quel sentirsi bussare alla porta che altro non è che la porta della nostra anima del cuore della coscienza , che a chi come noi scuote ci lascia quella sana irrequietezza che ci fa scomodare dalle certezze acquisite e ci spinge con lo spirito altruista a pensare e ad avere responsabilità per chi verrà dopo di noi : i nostri figli i giovani . Allora che fare ? Continuare ad essere sentinelle e testimoni credibili dove siamo sul lavoro e sulla vita privata perché i giovani ci ascoltano con gli occhi .

    1. Danilo D'Angelo

      Caro Claudio, la penso come te, dobbiamo tenere alta la guardia, ma non per fermare lo scempio che si sta commettendo da decenni e forse più. Personalmente do questa società per spacciata, da un lato, inarrestabile dall’altro. L’unica possibilità per noi di sopravvivere (mentalmente intendo) è ricavarci una nicchia in cui stabilirci, dove riprenderci, rafforzarci, studiare, capire, conoscerci sempre più a fondo, evolverci e con il nostro esempio sapremo essere di riferimento per chi vorrà pensare con la propria testa. L’unico vero modo per influire su ciò che ci circonda è il nostro modo di comportarci, quello che facciamo. Non quello che diciamo, scriviamo o pensiamo.

      1. Quasi tutti bene tranne il fatto che per fermarli ci vorrà anche la violenza, in differenti forme forse. Ma il leviatano o li so distrugge o non vedi altra strada. Ma i compagni dove sono?

        1. grazie per queste riflessioni e per i commenti, così tranquilli e pacati.
          Mi viene in mente una frase di Buckminster Fuller, che sempre ricordo quando mi sento in difficoltà nei confronti della stragrande quantità delle persone che mi circondano:
          “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.“
          Far mio questo concetto mi dà la forza per augurarmi che riusciremo a non decadere nella violenza.

  3. Oh Danilo, quanta verità in poche righe.
    Prima del tuo struggente articolo ho avuto modo di leggere anche l’altrettanto meritevole strigliata che Freccero ha rivolto ai detrattori del manifesto politico che Cacciari ed Agamben hanno dedicato alla questione green pass (green? Bah) il quale nella chiosa finale ci ha ricordato la mummificante paura che tutti noi abbiamo avuto all’inizio di questa vergognosa farsa che ha portato all’ignobile abbandono ad una solitaria ed agonizzante intubata fine i nostri poveri vecchi. Ed ho pianto. Sapendo ora ciò che allora era forse impossibile sapere è devastante questa consapevolezza. Hai ragione, non riusciranno a coinvolgerci in reazioni inconsulte. Ma la disobbedienza civile è ora un obbligo morale. Da sempre chi osserva le ombre nella caverna reagisce malamente alla verità.

    1. Danilo D'Angelo

      Grazie Giuseppe per il tuo commento. Le reazioni scomposte solitamente generano più problemi della causa che le ha procurate. Sapersi muovere in un mondo così complesso e compromesso è qualcosa che somiglia più allo slalom o al gioco del Shanghai che a un esercizio intellettuale. Quello di cui mi rammarico è che in un epoca come questa non disponiamo di personalità capaci di vedere una via d’uscita, di avere un progetto capace di riportare la società su di un binario più armonico. Forse sarebbe più utile e produttivo non pensare di fermare o cambiare il sistema, ma di vivere in uno parallelo, più confacente ai nostri modi di vivere e sentire il mondo.

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