Ugo Mattei

ANTROPOCENE. Il vuoto creato dalla bancarotta intellettuale

Saggio di Ugo Mattei pubblicato su Multiverso

Nel 1944, pubblicando La grande trasformazione, Karl Polanyi descrive come lo sviluppo dell’economia di mercato, oramai assurta a unica forma di economia, avesse svuotato il tessuto sociale e culturale snaturando le relazioni di produzione e di scambio così come erano conosciute prima della rivoluzione industriale. Si è trattato di un processo di lungo periodo, il cui inizio si può far risalire a metà del Seicento, quando da una parte crescevano le esigenze di una comunità la cui visione del mondo era quella che potremmo far arrivare fino agli inizi del Novecento e, dall’altra, si affacciava un nuovo scenario che avrebbe poi portato all’affermarsi del liberismo. Molti di noi ricordano la mentalità dei propri nonni il cui scopo principale era quello di trasformare il valore d’uso in valore di scambio e i beni comuni in capitale, con l’attenzione a mantenere un rapporto con la natura sempre rispettoso ed ecologico. Era una mentalità figlia di un tempo in cui, rispetto a tutti gli altri esseri viventi, l’uomo si sentiva solo una piccola parte del mondo. Da un certo momento in poi, si è fatta invece strada l’idea che al centro di tutto c’è l’uomo e non più Dio e il Creato. Dal teocentrismo si passava all’antropocentrismo.

A questo delirio di onnipotenza, la scienza non si è sottratta, rendendosi storicamente complice di un processo inarrestabile di pretesa modernizzazione che ci ha portato proprio a quello che chiamiamo l’antropocene, l’era ‘umana’ che stiamo oggi vivendo. Siamo alla bancarotta intellettuale, nel senso che ne è coinvolta tutta la scienza, da quella cosiddetta dura alle scienze umane e sociali, giuristi ed economisti compresi. Fra diecimila anni, se ci sarà ancora qualcuno che farà queste ricerche, troverà vari strati geologici e tra questi uno, quello dell’antropocene, probabilmente spesso un metro, un metro e mezzo, pieno di sprechi, scorie, scarti e soprattutto di plastica. È il prodotto della civiltà capitalista, ma non è quello che avevano in mente i nostri nonni quando si proponevano di trasformare i beni comuni in capitale… (segue)

… La direzione nella quale stiamo andando oggi è la direzione di quel delirio delle istituzioni e di quella visione del mondo che sta dicendo allo stormo umano che, invece di volare da sud verso nord, deve volare da nord verso sud, quando le stagioni sono sbagliate. Ho provato a ragionare su queste cose con un fisico teorico che si chiama Fritjof Capra, autore del fortunato libro Il tao della fisica. Siamo arrivati alla conclusione che le leggi umane e le leggi di natura, che la modernità ha messo in contrasto l’una con l’altra – per cui la natura non regge alle leggi umane –, possono e devono essere riportate in sintonia. Questo è un progetto collettivo che vale la pena di essere vissuto.

Ugo MATTEI

 

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https://generazionifuture.org/wp-content/uploads/MATTEI-VUOTO.pdf

 

1 commento su “ANTROPOCENE. Il vuoto creato dalla bancarotta intellettuale”

  1. Alberto Montanucci

    Salute, mi hanno parlato del vostro interessante sito.
    Stimavo di Rodotà già al tempo della sinistra indipendente.
    Analisi corretta, precisa. Non sembra però indicare prassi ideologiche: itinerari concreti politico culturali. Si evince che la forte critica sull’evoluzione del sistema capitalistico non determina poi che sistemi giganti primariamente a base economica, non possono essere che criminali. Senza scomodare Marx, o l’ultime riflessioni di Pintor, il capitalismo moderno agisce bene nelle grandi democrazie. I nostri sistemi, al di là della volontà iniziale dei Costituenti, non possono contrastare, o determinare, un limite alla concentrazione di potere economico perché nel XX secolo sono state permesse solo a patto che fossero materasso assorbi colpi (Berlinguer ne era consapevole). Quando potevano diventare qualcos’altro: tentatitivi di colpo di Stato, Stragi.
    Rispettando il sacrificio della lotta partigiana, ma il sistema successivo, definito democrazia, vuole che il cittadino partecipi a una associazione a delinquere mediante il rituale della delega rappresentativa, e attraverso il consumismo alla spartizione delle briciole del bottino.
    Sono stati i progressi sociali e culturali degli anni cinquanta e sessanta a essere estranei alla democrazia occidentale non i seguenti decenni (progressi dovuti a un entusiasmo popolare e perché la guerra partigiana ha rotto alcuni filamenti fra il potere economico e i gestori delle Stato. In seguito rinsaldati totalmente).
    Mi scuso per la mancanza di modulazione dei contenuti, che in un commento non è possibile.
    …e il Tao della Fisica, per quanto affascinante, coinvolgente per la sua armonia tanto lontana dal desiderio di concretezza odierna, ha in sé però una psichè che crea, anche essa, ulteriori humus vitali per il capitalismo.
    Con stima Alberto Montanucci

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