I porti turistici: ovvero il disprezzo per i Beni Comuni

Articolo del giornalista Fabio Balocco, per Generazioni Future

Se ci pensate per tutto ciò che è legato all’acqua c’è molta meno attenzione che per ciò che è legato alla terra. L’acqua marina: gli animali che la abitano sono meno importanti ai nostri occhi di quelli terrestri; il mare si può tranquillamente infettare con le nostre plastiche e soprattutto microplastiche; fino a non molto tempo fa in mare si potevano scaricare anche le nostre feci; è un’ideona piazzare i parchi eolici in mare, così non disturbano. L’acqua dolce: è come se non avesse un valore. La mano pubblica dà concessioni che prevedono canoni irrisori per l’emungimento dell’acqua minerale (circa 1 millesimo di euro al litro, 250 volte meno del prezzo medio che i cittadini pagano per una bottiglia);

https://www.dire.it/21-03-2018/185181-anomalia-italiana-acqua-minerale-legambiente-business-da-10-mld-e-canoni-irrisori/

gli acquedotti sono dei colabrodo ma non ci si opera per tappare le falle (nel 2015 si stimava che il 41,4% dell’acqua andasse perso);

https://www.confartigianato.it/2019/07/studio-calo-investimenti-pubblici-e-risorse-idriche-gli-acquedotti-disperdono-il-414-dellacqua-impresa-una-perdita-di-222-euro-al-secondo-irregolarita-fornitura-acqua-per-104-delle-fam/

l’acqua al contribuente non costa pressoché nulla e questo ne incentiva un uso tutt’altro che parsimonioso.

Per non parlare dell’acqua per i campi di granoturco che servono ad alimentare gli inquinanti allevamenti intensivi; per non parlare delle sottrazioni di acqua a scopi idroelettrici che distruggono gli ecosistemi fluviali;per non parlare delle enormi quantità di acqua destinata a fini ludici (neve programmata). Eppure l’acqua sarà sempre più importante nel bene e nel male: quella marina perché eroderà ancor più le nostre coste e sommergerà anche intere città; l’acqua dolce perché mancherà sempre di più. Faccio questa per me doverosa premessa per evidenziare una problematica esemplare che conferma quanto sopra e che riguarda il mare.

La problematica è quella dei porti turistici (impropriamente definiti “porticcioli”). Nei porti turistici è palpabile il completo disinteresse per i beni comuni, nel caso il lido del mare ed il mare stesso. Beni comuni sacrificati sull’altare di una economia di rapina che favorisce esclusivamente un ceto benestante (l’imbarcazione da diporto non è propriamente un bene popolare…). Fino a metà degli anni novanta lungo le coste della nostra penisola c’erano certo dei porti turistici, ma in numero ancora limitato. Dobbiamo dire grazie ad un ministro del primo governo Prodi se si innescò una vera e propria escalation. Già perché Claudio Burlando ebbe modo di affermare espressamente che in Italia la nautica doveva espandersi e si comportò coerentemente di conseguenza varando una norma ad hoc (D.P.R. 509/1997). Poco importa che realizzare un porto turistico significhi privatizzare un tratto di costa e di mare; poco importa che la sua realizzazione vada a braccetto con una colata di cemento sulla costa antistante il porto; poco importa che determini un sensibile aumento dell’inquinamento marino; poco importa che i fruitori – come ricordavo sopra – siano una ristretta minoranza degli italiani. Del resto, era un governo “di sinistra”. Lo stesso in cui l’altro ministro Bersani accelerò la privatizzazione dei servizi pubblici e del commercio…

Vabbè, stop alle polemiche e torniamo ai porti: l’accelerazione degli iter autorizzativi avvenne immediatamente ed i risultati sono sotto gli occhi degli abitanti di pressoché tutte le nostre regioni. In particolare dei liguri. Infatti, la Liguria detiene il primato del numero dei posti barca e del numero dei porti: uno ogni due comuni rivieraschi, fra porti turistici e commerciali. Un primato da fare invidia alla contigua Costa Azzurra! Ma non tutte le ciambelle escono col buco, non tutti i porti hanno vita facile.

E qui veniamo al caso singolo ed esemplare: Ospedaletti. Ospedaletti, comune con un magnifico microclima che attirava turisti da tutta Europa, aveva una altrettanto magnifica baia, con una delle più profonde spiagge del ponente ligure. Perché “aveva”? Beh, perché nel 1996 la giunta comunale sente l’irrefrenabile impulso di farsi invadere buona parte della baia con un nuovo porto turistico: notare bene, a ovest c’è già quello di Bordighera, a est quello di Portosole (Sanremo), uno dei più grandi del Mediterraneo. Cosa ci sta dietro questa febbre di posti barca e di alterazione perenne della baia? Forse il fatto che il progetto Baia Verde (questo il nome dell’operazione immobiliare) prevedeva, oltre che la costruzione del porto, la realizzazione di ben tre complessi immobiliari di tre piani e mezzo fuori terra per una volumetria di 102.000 metri cubi, più due alberghi di quattro piani fuori terra? Chissà, non lo sapremo mai.

Fatto sta che il sindaco incaricherà dei lavori con affidamento diretto (si badi bene…) tale impresa Fin.Imm., la quale poserà la prima pietra sotto la benedizione, nel 1997, del ministro Alessandro Bianchi, comunista nel secondo governo, sempre di Prodi. Inizierà i lavori, ma non li mai porterà a termine, ed oggi il lato ovest della baia è occupato da un ecomostro rappresentato da una barriera di cemento e massi perfettamente inutile: la Fin.Imm. è fallita.Ma la storia è molto più complicata di così, ed è una storia tutta giudiziaria: su due fronti. Uno è quello amministrativo e l’altro quello civile. Fronte amministrativo.

Un condominio di Ospedaletti sente che la vicenda del porto puzza come un pesce andato a male e impugna tutti gli atti della procedura autorizzativa. Risultato: dopo una estenuante battaglia, il Consiglio di Stato nel 2012 gli dà ragione e dichiara illegittimi pressoché tutti gli atti della procedura evidenziando ad esempio“l’assoluta mancanza di motivazioni sostanziali e l’irragionevolezza e la sproporzione delle volumetrie turistico-ricettive programmate danno la netta sensazione che la ragione di tali scelte sia dipesa dall’intento di natura immobiliare dell’intera operazione”; “l’indubbia forte volontà politica di tutte delle amministrazioni interessate di dare un seguito concreto ai piani della Fin.im appare la causa diretta delle notevoli e manifeste illegittimità procedimentali.” Quindi, oggi, se il comune vuole proprio proseguire con i lavori, deve rifare tutto l’iter procedimentale. Fronte civile. Ad aprile terminerà il processo intentato dal fallimento della Fin.Imm. contro regione e comune: l’impresa, tramite il curatore, chiede che le venga riconosciuto il lavoro fatto. Stima: 150 milioni di euro. Il comune ha invano tentato di chiudere alla già ragguardevole cifra di 37.

Comunque vada a finire sarà un bagno di sangue per le finanze cittadine, che si ritroveranno con molte meno risorse finanziarie e la baia scempiata. A tanto porta il disprezzo (sopra parlavo di disinteresse? mi sbagliavo, scusate) per i beni che sono di noi tutti, di noi cittadini. L’intera esemplare vicenda è riassunta anche in un articolo dell’amico Marco Preve.

https://genova.repubblica.it/cronaca/2021/02/04/news/ospedaletti_il_porto_abusivo_mai_completato_rischia_di_costare_155_milioni_ai_liguri-285926635/

Fabio BALOCCO

 

QUI PER SCARICARE IL PDF:
https://generazionifuture.org/wp-content/uploads/i-porti-turistici.pdf

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su