Che cos’è la Democrazia? (Domanda aperta)

Abbiamo chiesto ai nostri azionisti Danilo D’Angelo e Alain Cancilleri, di darci il loro contributo per aprire un dibattito, l’ennesimo forse, ma necessario, in questo momento di transizione per la nostra cooperativa, e in questo momento di divisione generale in opposte fazioni su ogni tema all’ordine del giorno. Questo dibattito verte sulla questione della democrazia e della partecipazione. Danilo ed Alain ci restituiscono la loro visione delle cose, utilizzando i loro strumenti: il primo la scrittura, il secondo la vignetta. Apriamo, dunque, il dibattito. Buona lettura e buona partecipazione.

Articolo di Danilo D’Angelo

La democrazia, il processo democratico. Come metterlo in discussione?

Sarebbe come dubitare della  mamma, della bellezza della Cappella Sistina, della bontà della pizza, della necessità di avere gli stadi aperti o della legittimità del nostro governo. Be’, forse gli ultimi due esempi non calzano granché. Il fatto è che, generalmente, noi occidentali ragioniamo per canoni assoluti: c’è il bene e il male, ciò che è  giusto e ciò che è sbagliato, il giorno e la notte, il pieno e il vuoto e così via. È un nostro modo di intendere  la vita che non è necessariamente condiviso dalle altre società che costituiscono la diversità culturale della  razza umana, almeno fino a poco tempo fa, prima che il mercato riuscisse in quello che in centinaia di anni  non era riuscito a orde di colonizzatori occidentali. Per molte di queste culture nulla è assoluto, nulla è  invariabile; nel bene c’è un po’ di male, il male contiene il bene, il maschile contiene il femminile e  viceversa. Questo concetto è reso visivamente, per esempio, dall’immagine del “Taijitu”, il simbolo  comunemente chiamato “Yin e Yang”, dove il bianco contiene un po’ di nero e il nero un po’ di bianco. Forse questo modo di concepire la vita è più “naturale”, “vero” nel senso di verificabile, in quanto è  qualcosa che possiamo constatare quotidianamente. Non c’è nessuno che abbia sempre ragione, per  esempio, o che sia sempre allegro, nessuna pianta fiorisce sempre nello stesso modo, nessun giorno è  identico al precedente. Probabilmente questo è il principio di “visione critica” che si dovrebbe coltivare  nelle scuole. Mettere tutto in discussione non per spirito di contraddizione, ma per non dare nulla per scontato

Attraverso quest’ottica potremmo, quindi, verificare se e quando la democrazia è giusta e necessaria e  quando, invece, potrebbe risultare deleteria. Un po’ come l’ego che non è sbagliato a priori, ma in certi casi  se ne dovrebbe stare buono al suo posto, invece di credersi sempre indispensabile. Non è certo mia intenzione in questo breve scritto analizzare tutti i casi in cui interviene il processo  democratico, né tantomeno stabilire quando è utile e quando no, sia perché sarebbe contraddire quanto  ho appena esposto, sia perché non ne sarei capace. Con queste righe vorrei solo porre l’attenzione su una  particolare attività dell’essere umano occidentale: il cosiddetto associazionismo sociale. 

Non avendo insito il concetto di accettazione – connaturato invece in altre culture e che noi associamo,  erroneamente, alla rassegnazione e al fatalismo – noi occidentali sentiamo il bisogno-dovere di far parte di  gruppi di persone che la pensano all’incirca come noi, e che si prefiggono lo scopo di modificare la realtà in  cui vivono attraverso diverse iniziative. 

Il momento storico che stiamo vivendo fa in modo che alcuni, non moltissimi per il momento, sentano una  sorta di esigenza che li spinge verso queste associazioni, le quali, a grandi linee, sono tutte strutturate allo  stesso modo: c’è chi per primo ha avuto l’idea di costituire l’organismo e che viene identificato come il  fondatore, quelli che per svariati motivi si sono uniti a lui fin dall’inizio, che di solito costituiscono lo zoccolo  duro dell’associazione e che, in diversi modi, reclutano persone più o meno competenti atte al  raggiungimento dello scopo dell’organizzazione stessa, fino ad arrivare ai cosiddetti attivisti e ai semplici  iscritti. Intravedete in questa descrizione una struttura gerarchica? Qualunque siano i motivi che hanno  portato il o i fondatori a dar vita alla struttura, l’hanno comunque fatto e se questa struttura contiene il  germe di un qualcosa di non democratico, nel senso che non viene da tutti i partecipanti al gruppo, è  perché ciò è connaturato nella modalità di nascita del gruppo stesso ed è inevitabile. Un’associazione non  nasce perché dieci, venti o cento persone intuiscono esattamente nello stesso momento che è tempo di  crearne una, ma più probabilmente nella modalità logica che ho cercato di descrivere qualche riga fa. Questo però non vuol dire che invariabilmente qualunque associazione avrà una struttura piramidale o che  non possa essere definita democratica, secondo quanto l’accezione comune intende. Questo dipenderà  dall’attitudine personale di chi compone il gruppo. Tutti, nessuno escluso. Certo non ci si può aspettare  molta democrazia all’interno di una loggia massonica o di una struttura militare. Più facile dovrebbe essere  trovarla in associazioni votate a scopi umanitari, anche se non è detto. 

Ma anche all’interno della più democratica delle organizzazioni vi possono essere eccezioni al processo  democratico, consentite in quanto funzionali allo scopo ultimo del gruppo.

Prima ho sostenuto che nulla è stabile, assoluto, definitivo. Similmente si dovrebbe poter dire che ognuno  di noi è unico, ognuno di noi ha le sue peculiarità, capacità, idiosincrasie e così via. Che male ci sarebbe se, per il  raggiungimento dell’obiettivo comune, ognuno dei partecipanti al gruppo mettesse a disposizione se stesso  e quindi la sua particolarità? Vedete in ciò un pensiero antidemocratico in grado di ledere la libertà degli  altri? A me non sembra, anzi mi sembra logico pensare che se dovessi decidere di far parte di  un’organizzazione che si occupa di aiutare i ciechi (spero li si possa ancora chiamare così senza ledere la  suscettibilità di qualcuno) e sono un addestratore di cani, cercherò di mettere a disposizione del gruppo  questa mia capacità invece che occuparmi delle pubbliche relazioni. Se invece mi occupo di astrofisica, ma  al tempo stesso voglio poter essere utile all’Unione Italiana Ciechi (ho controllato, esiste e non si offendono se li si chiamano così), mi metterò a loro disposizione e saranno loro a dirmi come potermi rendere utile. 

Da ciò ne deriva che all’interno di un’organizzazione ognuno dovrebbe avere la possibilità di contribuire al  conseguimento dell’obiettivo secondo le proprie peculiarità. Per esempio, il gruppo che si occuperà di  diffondere il pensiero e le iniziative dell’associazione dovrebbe essere gestito da persone che hanno  esperienza in tal senso e che si avvarranno dell’aiuto di chi non ha grandi competenze al riguardo, ma si è  reso disponibile a dare una mano. Cosa c’è di sbagliato, di antidemocratico in ciò? Se lo rileviamo potrebbe  essere perché intendiamo la democrazia come quello strumento dove la maggioranza ha ragione. Se questo  è il concetto di democrazia io sono sicuramente antidemocratico. Tremo al pensiero che nove macellai  possano imporre a un ingegnere come costruire un ponte. Ma sono certo che non è questo il senso di  partecipazione ai processi democratici. 

Detto questo, mettiamoci al lavoro, ognuno consapevole di ciò che può dare all’associazione,  assolutamente sicuro di non venir percepito come “minore” rispetto ad un altro, ma con la certezza che  solo con una visione positiva e realistica del gruppo e di chi ne fa parte si potranno raggiungere gli scopi che  hanno reso possibile la nascita stessa dell’organismo. Perché questo è ciò che siamo, che è un’associazione  come tutto quanto compone l’universo: un organismo dove nulla è essenziale, ma tutto partecipa  all’esistenza stessa dell’organismo. 

Chi ha i capelli bianchi si ricorderà di un gioco nato più di sessant’anni fa – casualmente da una ditta di  Torino – che si chiamava Coloredo ed era composto da una tavoletta con tanti buchi nei quali si infilavano  dei chiodini di plastica colorata in modo da formare le immagini. C’erano chiodini rossi, gialli, verdi, blu,  viola, di tutti i colori. C’erano anche dei colori che a me non sono mai piaciuti granché come il marrone o il  vinaccia. Eppure, a seconda di cosa volessi disegnare, anche quei colori a me sgraditi, affiancati a tutti gli  altri assumevano un senso. Il disegno senza di loro non sarebbe stato completo. Questa è la mia idea di  democrazia.

6 commenti su “Che cos’è la Democrazia? (Domanda aperta)”

  1. Salve a tutti. Concordo con le parole di Danilo. Mi sembrano un buon inizio per aprire un tema cosi delicato.. Certamente la parola “Democrazia” risulta essere tra le più abusate della storia umana, soprattutto dai vari politicanti che si susseguono. Ma oggi a quanto pare i governi stanno rimediando a questa lacuna, semplicemente adoperandosi globalmente nella sua disapplicazione con la scusa di un ipotetico virus. Oggi infatti perfino in Italia sembra sia finita l’era dei tentativi di instaurare dei processi democratici in favore dell’era dei “protocolli”. Per questo penso si debba comunque non abbandonare l’idea che possa nascere una società più giusta e rincalzare il dialogo politico e democratico con più passione che mai.
    La buona metafora dell’ingegnere e dei macellai che costruiscono un ponte e di sicuro esplicativa. Sicuramente i macellai non potranno costruire nessun ponte, ma magari possono far desistere l’ingegnere a voler costruire il suo ponte sopra le loro case o sulle loro teste…

  2. La democrazia …. uso per definirla le parole della costituzione.
    la DEMOCRAZIA E UNA ASPIRAZIONE a riconosce e garantire i diritti inviolabili dell’uomo, a ricercare l’adempimento dei doveri inderogabili di convivenza in solidarietà.
    la DEMOCRAZIA aspira a dare pari dignità sociale, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
    La Democrazia e quella aspirazione che ci invita a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini e impediscono lo sviluppo della persona umana.
    La democrazie è l’aspirazione all’ equa concretizzazione della partecipazione di tutti i cittadini alle risorse espresse dalla natura e dal loro ingegno.
    La Democrazia Ci invita ad riconosce a tutti i cittadini il diritto alla creatività e a promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
    La Democrazia aspira a favorire tutti affinchè sviluppino le proprie capacità e funzioni atte al perseguimento di in reale progresso materiale e spirituale della società.

  3. Francesca Romana

    Concordo pienamente con le parole di Danilo e cito la sua chiusura che esprime molto bene a mio avviso il fulcro della questione : ” C’erano anche dei colori che a me non sono mai piaciuti granché come il marrone o il vinaccia.
    Eppure, a seconda di cosa volessi disegnare, anche quei colori a me sgraditi, affiancati a tutti gli altri assumevano un senso.
    Il disegno senza di loro non sarebbe stato completo.”

    Sono nata negli anni ’80 e, diversamente dalle generazioni che ci hanno preceduto e che hanno dovuto lottare per veder riconosciuti e poi per salvaguardare i diritti propri di uno stato democratico, credo che la nostra generazione sia cresciuta nel benessere e nella calma apparente, sentendosi un pò la figlia legittima della democrazia, come se in fondo, quest’ultima fosse un qualcosa di consolidato, eterno ed immutabile nel nostro paese.

    Nel mio caso, le disposizioni entrate in vigore nel marzo dello scorso anno, a seguito della pandemia, hanno messo in discussione in maniera molto evidente questa luminosa certezza, e proprio oggi, ho sentito l’esigenza di indagare e trovare una definizione sintetica del concetto di democrazia.

    Sono lieta e grata di essere incappata in questo articolo.

    Nelle mie ricerche ho trovato una definizione di democrazia direi molto centrata, di Alexander Dubcek :
    ” La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni.”

    Per quanto sia difficile accettare e tollerare alcuni posizioni e comportamenti per noi inconcepibili, è il nostro atteggiamento di apertura e di accoglienza verso tutto ciò che è, a creare di per sé il sostrato per una democrazia.

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