Alla fine del primo lockdown, nello scorso maggio, un gruppo di genitori e insegnanti di Frossasco, nel Torinese, si è raccolto nel piccolo comitato “Uniti in Valnoce” e si è rivolto al Comitato Rodotà (www.generazionifuture.org).

Ha chiesto aiuto legale contro l’installazione, nel cortile delle scuole elementari e medie, di un palo alto 25 metri (quanto un palazzo di nove piani) per ospitare un gran numero di antenne. Nei mesi precedenti il Comitato Rodotà aveva lanciato un appello per tutelare, tramite la giustizia civile, le generazioni future minacciate da sviluppi tecnologici fuori controllo. L’idea era quella di far partecipare anche la cultura giuridica italiana al dialogo tra corti di giustizia che, dall’Olanda all’Oregon alla Nuova Zelanda, comincia a riconoscere diritti ed interessi delle generazioni future [Si veda: Michael Monterossi, L’orizzonte intergenerazionale del diritto civile. Tutela, soggettività, azione, ETS 2020].

Queste cause strategiche sono per ora dedicate principalmente alla questione del riscaldamento globale ed intentate contro i Governi da attori bambini o adolescenti in funzione di rappresentanti delle “generazioni future”. Nel nostro caso, la causa civile urgente (in Italia governata dall’art. 700 codice di procedura civile) doveva evitare che, alla riapertura delle scuole nel mese di settembre, la salute dei ragazzi fosse messa a rischio dalla convivenza prolungata con il palo e con le antenne innestate (o innestande). Tanto le condizioni dei luoghi quanto i soggetti coinvolti erano particolarmente adatte a far valere diritti di chi ancora non è nato o ha comunque lunghi anni di vita davanti a sé (generazioni future): i diritti a un futuro non irrimediabilmente pregiudicato da azioni od omissioni di chi decide oggi le grandi questioni della politica o dell’economia.

La causa pilota di Frossasco si inserisce in un filone nascente che vuole far emergere un diritto ecologico a protezione di chi verrà dopo di noi, e presenta diversi tratti innovativi sul piano internazionale. Nel celebre “caso Urgenda” − la Ong olandese che ha portato in Tribunale il proprio Stato − la sentenza ha condannato il governo a ridurre le emissioni di CO2 per tutelare i giovani o i nascituri dagli effetti drammatici del cambiamento climatico. Nel caso di Frossasco la causa civile aggredisce un’altra tipologia di inquinamento assai letale: l’elettromagnetismo. La nostra azione vuole colpire, inoltre, chi agisce direttamente (le corporation multinazionali), e quindi un comportamento attivo (un facere, nel gergo dei giuristi), non soltanto le mere omissioni di soggetti pubblici asserviti, come nel caso olandese.

La questione Frossasco è accomunata alle liti sul riscaldamento climatico dalla preoccupazione per l’impatto di lungo periodo dei comportamenti attuali, e dall’utilizzo strategico del diritto civile su un tema chiave del nostro presente. Un uso strategico reso necessario dalla miopia strutturale dei governi, concentrati sul qui e adesso o, al più, sulla prossima scadenza elettorale, piuttosto che immaginare il futuro di qui a cinquant’anni. Nel caso specifico ci siamo misurati con l’immensa produzione di inquinamento elettromagnetico come effetto del trasferimento del capitalismo globale sulla frontiera delle piattaforme smart. Il tutto fuori da ogni discussione seria sull’impatto di un tale sviluppo nella vivibilità del mondo futuro. Il Covid 19 ha solo esacerbato questa tendenza.

Eppure, dovremmo aver imparato, oramai, che l’impatto letale è spesso a lunga latenza. Dobbiamo farci carico del problema adesso, per evitare conseguenze (es. epidemie cancerose) − fra cinquant’anni − su chi oggi è bambino, nell’indifferenza di chi decide adesso. D’altro canto, a Frossasco abbiamo direttamente individuato nei soggetti privati globali i principali responsabili di questa nuova catastrofe ecologica annunciata. I governi e gli altri soggetti pubblici sono, infatti, largamente subordinati agli interessi del capitale privato. Quando provano ad opporvisi vengono resi impotenti da interventi normativi d’occasione, come avvenuto proprio nella nostra materia del contendere, in corso di causa, col Decreto Semplificazioni ispirato al cosiddetto Piano Colao.

L’azione urgente è stata intentata presso il tribunale di Torino non solo contro il Comune e la Città metropolitana ma, sopratutto, contro Topix. Il potente consorzio pubblico-privato raccoglie (insieme alla Regione e alle locali Università) taluni dei principali protagonisti della gig economy, da Google a Facebook a Cisco Systems. E gli elementi innovativi sono apparsi chiari fin dalle premesse: fra gli attori, oltre al Comitato “Uniti in Valnoce” e a una mezza dozzina di bambini iscritti in quelle scuole, vi era anche − per la prima volta in veste di Avvocato per le generazioni future − la Società di mutuo soccorso fra generazioni presenti e future/Stefano Rodotà.

Questa innovativa società ad azionariato popolare diffuso è stata costituita dal Comitato Rodotà nel marzo 2019; e, per statuto, svolge attività di tutela delle generazioni future anche tramite l’azione giudiziaria. Nonostante le obiezioni di controparte volta a negarne legittimazione, l’Avvocato per le generazioni future è stato ammesso dal Tribunale (nella persona di chi scrive). Un risultato molto significativo nella costruzione dal basso di nuove istituzioni di ecologia giuridica [Si vedano: Capra & Mattei; Ecologia del diritto, (trad. it.) Aboca, Sansepolcro 2017; Mattei & Quarta, Punto di svolta. Ecologia, Tecnologia e diritto privato, (trad.it.) Aboca, Sansepolcro 2018].

I genitori del Comitato Valnoce erano molto preoccupati. Per oltre un anno avevano cercato di opporsi all’installazione del palo porta antenne nel cortile della scuola dei loro bambini. Non era chiaro ai genitori neanche quale tipologia di antenne sarebbe stata installata, non avendo ottenuto rispose univoche e convincenti da parte del sindaco. Da parte sua, il consorzio Topix ne aveva curato l’installazione, ottenendo pure un finanziamento dalla Città Metropolitana di Torino e dal Comune di Frossasco. E appariva assai potente e determinato. Era la quintessenza di ciò che è stato definito il “sistema Torino”. Dopo essere fiorito sulle ali del Pd sabaudo, esso ha ora pienamente cooptato l’amministrazione Cinque Stelle rendendosi celebre per l’immenso battage pubblicitario sulla città smart e sulla tecnologia 5G. L’attuale ministra Pisano, volto politico del Piano Colao e degli interessi dominanti in esso rappresentati, era assessore comunale della sindaca Appendino.

Dato il mix di arroganza e incompetenza che caratterizza, purtroppo, gran parte delle scelte di sviluppo del “sistema” piemontese, ogni sospetto di sperimentazione ingenerato nei genitori era giustificato (lo ha riconosciuto perfino il Tribunale di Torino, in seconda istanza!). Certamente, in ballo c’è un bene comune assai prezioso: la salute dei bambini. Di fronte a questi fatti e a questi rapporti di forza politici ed economici, serviva, quindi, una tesi giuridica avanzata ed innovativa. E un giudice preparato per riceverla. Su Italia Libera vi racconterò com’è andata. La seconda parte dell’articolo sarà pubblicata nei prossimi giorni.

L’articolo di Ugo Mattei è su: https://www.italialibera.online/2020/11/lavvocato-delle-generazioni-future.html?m=1