“Italia Libera”, un ponte per il pensiero critico

Nonno Ugo azionista, amico di Ferruccio Parri Camillo Olivetti Natalia Ginzburg Piero Calamandrei dei fratelli Nello e Carlo Rosselli, zio Gianfranco, finito negli artigli mortali di Kappler, zia Teresa, la più giovane deputata italiana all’Assemblea costituente: fu lei a scegliere la mimosa, il fiore più povero, come simbolo della festa delle donne. La saga politica della Famiglia Mattei nel nome dell’antifascismo e della lotta per la libertà. Ampi stralci del ricordo scritto dal nipote ‛benicomunista’ per il periodico Italia Libera in preparazione

Il racconto di UGO MATTEI

Il ricordo ce l’ho nitido, anche se è molto antico. Avevo chiesto a zia Chicchi, nome di battaglia (ma anche soprannome famigliare) di Teresa Mattei, partigiana e poi costituente comunista, sorella minore di mio padre, quale fosse stata la sua prima esperienza politica significativa. Avevo quindici anni e appena subìto la prima di una lunga serie di sconfitte politiche che hanno accompagnato la mia cocciuta militanza. Non ero riuscito ad essere eletto nel consiglio di istituto del mio Liceo per quattro voti, nella prima tornata elettorale dopo i Decreti delegati del 1974!

Mi disse Chicchi, con quel suo modo di fare sempre deliziosamente dolce (ma fermo e saggio), di essere stata incaricata da nonno Ugo, suo padre di cui porto il nome, di recapitare una busta contenente 400.000 lire e una lettera ai Fratelli Rosselli a Nizza. Aveva poco più della mia età di allora, cioè sedici anni, e si mise in viaggio forse due settimane prima che Carlo e Nello fossero assassinati. «Avevo nascosto per bene la busta, che probabilmente li allertava della condanna a morte, e avevo detto alle guardie di frontiera che stavo andando da amici francesi a perfezionare la lingua». Era così giovane e carina la Chicchi che la lasciarono passare anche se al rientro qualche grana la passò. Anni dopo, invece, e siamo al ’44, quando era già una partigiana comunista poco più che ventenne, non le andò altrettanto bene con i tedeschi, che abusarono selvaggiamente di lei mentre si recava a Roma senza più speranza di salvare Zio Gianfranco (Piccin nel lessico famigliare) dagli artigli mortali di Kappler.

Quell’incarico così pericoloso dato a una figlia sedicenne nel 1937 è, per me, un indizio con cui ho cercato di ricostruire la personalità di mio nonno azionista, il capostipite della nostra famiglia, morto quindici anni prima che io nascessi, cui devo molto sul piano morale e materiale. Era figlio di un semplice tabaccaio e tipografo torinese, scappato di casa poco più che adolescente per imbarcarsi […]. Si era laureato in Giurisprudenza a Torino, era stato ufficiale in combattimento nella Prima Guerra mondiale, aveva poi fatto fortuna sopratutto con affari internazionali in Albania e Francia nella costruzione delle locali linee telefoniche. […] Sorvegliato dal regime fascista per la sua attività […]. Era amico di Parri, e molto vicino a La Pira, Calamandrei, Don Mazzolari e Bruno Sanguinetti. Un fronte politico ampio, cattolico liberale ma anche comunista, il partito scelto da quattro su sette dei suoi figli, che vi si iscrissero tutti insieme, sebbene lui non ne fosse per nulla contento. […]

Era, dunque, un self made man liberale, esatto coetaneo di Mussolini (nacque nel 1883), col quale pare abbia avuto un alterco personale a Milano per una questione di allacciamento della linea telefonica del “Popolo d’Italia”, in Via Lovanio. Aveva fatto fortuna fondando una compagnia telefonica quando, nel ’23, si riprivatizzarono i telefoni. Era divenuto un gran borghese azionista, cattolico, sposato tuttavia con Clara Friedman, ultimogenita di una antica famiglia di intellettuali ebrei, da cui ebbe i sette figli di cui mio padre Camillo, pure lui comunista durante la resistenza, era primogenito. […] Ugo morì di crepacuore nell’anniversario del martirio di Gianfranco, morto di torture in Via Tasso, senza poter godere della gioia di vedere la sua figlia prediletta Chicchi divenire la più giovane Costituente italiana.

Mi sono sempre chiesto che tipo potesse essere Ugo Mattei e l’ho rifatto adesso. Quando Igor Staglianò mi ha chiesto di partecipare a Italia Libera mi è venuto spontaneo, in associazione di idee con Giustizia e Libertà e il partito d’Azione, parlargli di lui. Il direttore mi ha proposto di presentarmi ai lettori parlando di mio nonno che mai conobbi. Ed eccomi qua. […]

Siamo in una fase in cui il pensiero critico serio viene marginalizzato, mentre quello più stupidamente barricadero viene amplificato per essere caricaturizzato sui media dominanti, dove ideologia e semplice menzogna sembrano trionfare. La pandemia ha diviso l’Italia in opposte tifoserie, dietro le quinte di un sistema costituzionale al collasso, a causa di ambiguità e confusioni relative alle fonti del diritto intollerabili per un giurista. […]

Per questa “guerra di posizione”, che passa prima di tutto per la difesa contro un inarrestabile e spietato saccheggio condotto col colletto bianco, […] ho fondato il Comitato Popolare di Difesa dei Beni Pubblici e Comuni (www.generazionifuture.org), dedicandolo alla memoria di Stefano Rodotà, che considero uno dei miei più importanti maestri, come giurista e come politico. In due anni di attività abbiamo dovuto trasformare la nostra azione a tutto tondo, perché oggi è davvero sotto continuo e subdolo attacco il primo grande bene comune dell’Italia, la sua legalità costituzionale.

In Costituzione sono formalizzati i valori per cui ha subito il martirio anche mio Zio Gianfranco, che di anni ne aveva solo 27, ma era già professore al Politecnico di Milano e formidabile costruttore di bombe per la resistenza gappista a Roma. Valori di libertà, inclusione e partecipazione per i quali in tutto il mondo si continua a morire e per i quali si spera non si debba tornare a farlo qui. […]

Nonno Ugo pare sostenesse, per esperienza personale, che Mussolini fosse un gran vigliacco e che sarebbero stati sufficienti un migliaio di persone con la schiena davvero dritta per evitare che il suo potere durasse vent’anni. Italia Libera è stato, ed è, un progetto nobile, in cui la cifra dell’antifascismo è un ponte capace di superare differenze che possono anche essere marcate fra destra e sinistra, ma che occorre rendere funzionali all’emancipazione, proprio come fu nel Comitato di Liberazione Nazionale.

Ho accettato l’invito a partecipare al progetto editoriale di Italia Libera nella prospettiva di contribuire a far crescere a tutto tondo un pensiero altro e critico, oggi necessario come l’aria, per far respirare le menti spesso obnubilate dalle lunghe ore di permanenza online. […]

Nella prefazione del libro (“Dalle Alpi alla Città del Capo: memorie di un vagabondo”, Casa Editrice Ambrosiana, 1911) in cui tratta dei primi dieci anni della sua vita adulta trascorsi in mare, mio nonno scrive: «Posso assicurare chiunque non ne fosse completamente convinto, che l’uomo può, in qualunque classe, in qualunque posizione sociale si trovi, conservare il rispetto di sé stesso, mantenendosi sempre e in ogni sua azione perfettamente retto e onesto, il che si può facilmente e benissimo conseguire col non discendere mai a transazioni o patti di sorta con la propria coscienza della quale non si potrebbe trovare giudice più imparziale e sereno». La persona che scrisse queste parole aveva 27 anni. Voglio consegnare questo pensiero di un ragazzo di oltre un secolo fa come viatico per una linea editoriale davvero libera di Italia Libera. ◆

https://www.italialibera.online/2020/10/italia-libera-un-ponte-per-il-pensiero.html

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