da Repubblica del 17-12-2020

LONDRA — Per l’ex governatore della California e paladino della Hollywood ambientalista, Arnold Schwarzenegger, mamma Rosamund è una “hero”, un’eroina. Ma lei, col turbante giallo e una triste soddisfazione al tribunale Southwark Coroner’s Court, non è d’accordo: «Volevo solo giustizia per la mia bambina. La meritava. È stato doloroso ma necessario per tutti gli altri bimbi a rischio». Mother & daughter. Perché la figlia di Rosamund si chiamava Ella Adoo-Kissi-Debrah, aveva le treccine, un sorriso radioso e nove anni quando nel febbraio del 2013 morì a Lewishaw, periferia sud-est di Londra. Allora il coroner, il medico legale in Inghilterra, sostenne che la piccola fosse morta per cause naturali, ovvero quell’asma e difficoltà respiratorie che la tormentavano da tempo, con numerose crisi e addirittura quasi trenta visite in ospedale. Fino all’ultimo fatale attacco, il cuore che cede e la morte il 15 febbraio 2013.

Ma, per mamma Rosamund, Ella non era morta solo per tragiche cause naturali. Bensì anche per gli alti livelli di smog e inquinamento dell’aria del loro quartiere, Lewisham, dove vivevano in un appartamento a pochi metri da una delle arterie più trafficate della capitale britannica, la South Circular Road. Siamo a una decina di chilometri dalle “low congestion zones” a traffico limitato dell’ecologico e ricco centro di Londra: qui i livelli di inquinamento sono superiori a quelli consentiti dall’Oms e dall’Ue che il Regno Unito abbandonerà irreversibilmente tra due settimane. «Ma all’epoca non lo sapevo, non me lo aveva detto nessuno», ammette oggi con amarezza Adoo-Kissi-Debrah. Dopo l’ha capito: se la sua piccola Ella stava male era anche a causa di quell’aria appestata che le ha ingolfato i bronchi e rubato la vita. Ieri un secondo coroner ha stabilito proprio questo, in una sentenza storica vidimata dall’Alta Corte: Ella è morta ufficialmente anche per «inquinamento atmosferico essendo esposta a livelli di biossido di azoto molto alti», tipici delle strade trafficate, che, secondo le associazioni ambientaliste, provocano 40mila decessi prematuri all’anno in Uk.

Mai nessuno prima in Regno Unito — e tantomeno in altri Paesi come l’Italia — era stato decretato dal medico legale deceduto “per inquinamento” come concausa. Ecco perché la sentenza su Ella Adoo-Kissi- Debrah pone un precedente cruciale, che potrebbe aprire a cause milionarie o class action. Cosa che sinora Rosamund non ha fatto, e lo stesso sindaco di Londra Sadiq Khan saluta la decisione del tribunale: «È un momento spartiacque». Per Rosamund sinora è stata una battaglia simbolica, per rivendicare il sacrificio di sua figlia e fortificare l’impegno pubblico contro l’inquinamento e il cambiamento climatico. Un pallino di Johnson e della sua fidanzata Carrie Symonds che hanno già promesso una rivoluzione verde: zero emissioni entro il 2050, stop alla vendita di auto a benzina o diesel dal 2030 e tanta energia pulita. Perché di inquinamento, soprattutto se si vive nelle aree più povere e dickensiane di Londra, si può morire.

La madre ha condotto una battaglia legale di sette anni. La famiglia di Ella viveva nel sobborgo di Lewisham, a sud di Londra, a trenta metri da una grande arteria trafficata La vittima Ella Adoo-Kissi-Debrah aveva 9 anni quando morì per un attacco asmatico, nel febbraio del 2013. Ieri il verdetto che attribuisce la morte all’inquinamento

Qui l’articolo di Sandra Laville, Environment correspondent “the Guardian”:

https://www.theguardian.com/environment/2020/dec/16/ella-kissi-debrah-mother-fight-justice-air-pollution-death?CMP=share_btn_fb&fbclid=IwAR2SpX37m9ujWip0mOieSOt5IYuK5XtYKRkUrqBPvnggfucPDWJn9Bj_atE